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Viaggio nei giardini più belli ispirati dal genio del
Vignola
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Proponiamo un tour tra i più affascinanti e suggestivi giardini e
parchi tardo cinquecenteschi della Tuscia, un modo come un altro per
scoprire il lato scenografico ed appariscente delle dimore
tardo-manieristiche dell'Alto Lazio. |
Il nostro itinerario inizia dai meravigliosi giardini del Palazzo
Farnese di Caprarola e dall'annessa Casina, detta del
"Piacere" che, ideati dal Vignola nella progettazione iniziale
dell'intero complesso, furono realizzati solo dopo la sua morte.
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Palazzo Farnese - Caprarola
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Dal Palazzo si accede tramite due ponti levatoi a due giardini, chiamati
segreti, uno pisizionato ad ovest e l'altro a nord, ricavati dallo
sbancamento delle pendici di una collinetta. La misura, la razionalità
e la simmetria riescono qui a piegare la Natura alla volontà dell'uomo
creando uno spazio tutto intellettuale dominato dalla figura geometrica
del quadrato diviso all'interno in altri e quattro quadrati a loro volta
suddivisi in altri quattro ancora più piccoli. I due giardini
perfettamente simmetrici si distinguono, però, dalle fontane e dalle
statue che li decorano.
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La Fontana del Giglio
Palazzo Farnese
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I Giardini Segreti
Palazzo Farnese
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La Palazzina del Piacere
Palazzo Farnese
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A ovest si trova la fontana-grotta dei Tartari popolata da fauni,
creature del bosco e stalattiti pendenti, dove l'acqua sgorga e zampilla
tra le incrostazioni calcaree, e dove si era soliti rappresentare favole
pastorali e storie bucoliche. A nord, invece, un quadriportico affaccia
sul paesaggio della campagna romana con mosaici e statue di marmo.
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Sopra ai giardini segreti si apre il parco che conduce alla Casina. Dopo
un lungo viale costeggiato da abeti si giunge ad un primo terrazzamento
dove la Fontana del Giglio innalza altissimi getti d'acqua, ai suoi lati
si innalzano due muri con decorazioni rustiche e conchiglie che salgono
guidando in prospettiva lo sguardo alla Palazzina. Al centro, tra due
scalinate si snoda la Fontana dei Delfini in peperino, che si raccorda
in alto con quella dei Fiumi.
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Alla fine della salita si apre un secondo terrazzamento con statue di
cariatidi e più in alto ancora, oltre la palazzina, un vasto giardino
con sedili in pietra introduce alle pendici del monte che alimentava con
le sue acque non solo le fontane, ma anche la miriade di scherzi d'acqua
con i quali il cardinal Alessandro Farnese amava inzuppare e sorprendere
i suoi ospiti.
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Un'altra nipote di papa Paolo III Farnese, Beatrice, si occupò, invece,
della ristrutturazione dell'antica rocca di Vignanello insieme al genero
Sforza Marescotti. L'austera struttura del castello Ruspoli, serrata da
quattro bastioni angolari, venne addolcita ed elegantemente
decorata solo nel 1611, quando Ottavia Orsini, figlia di Giulia Farnese,
decise di realizzarvi un bellissimo Giardino all'italiana ad est della
residenza articolandolo in varie parti, mentre a sud realizzò il Barco
ed il Barchetto per la caccia.
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Sopra: il Castello Ruspoli a Vignanello
A sinistra: il Giardino all'italiana
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Il più importante ed interessante di questi giardini è quello della
verdura, suddiviso in dodici parterre e perimetro composto da
siepi miste di alloro, lauroceraso, viburno tino e bosso, all'interno
delle quali i disegni sono formati da siepi di bosso più basso. Le
aiuole centrali contengono le iniziali di Ottavia Orsini e dei figli
Sforza Vicino e Galeazzo. Il giardino appartiene tutt'ora alla famiglia
Marescotti Ruspoli che tramanda ancora nel tempo le tecniche di
coltivazione e di manutenzione.
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Sempre su commissione di un cardinale della cerchia di Alessandro
Farnese il Vignola progetta il grandioso complesso della Villa Gambara
poi Lante di Bagnaia dove riaffiora prepotentemente l'interesse per
l'integrazione architettura-ambiente, con i padiglioni gemelli entro un
Giardino all'Italiana con terrazze, fontane e giochi d'acqua.
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Villa Lante a Bagnaia
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Villa Lante a Bagnaia
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Anche qui, come nei luoghi descritti precedentemente tutto è gestito
dalla razionalità e dall'armonia delle forme. La Fontana del Pegaso
domina la parte bassa del complesso e da essa si diramano due scalinate:
una conduce al giardino e l'altra al Parco di elci secolari.
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Al rigore, alla logicità di questi illustri esempi di parchi e giardini
si oppone nello stesso periodo un modo di pensare e di concepire lo
spazio verde molto differente per non dire opposto in quel di Bomarzo.
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L'orco nel Sacro Bosco di Bomarzo
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Nel Sacro Bosco di Bomarzo il linguaggio colto e moderatamente
innovatore del Vignola si carica improvvisamente di motivi bizzarri e
fantastici. Il grande parco, voluto da Vicino Orsini, anche lui, manco a
dirlo, della cerchia dei Farnese, animato da mostri giganti, fontane,
templi ed altre capricciose costruzioni, fu costruito intorno al 1563
"sol per sfogare il core" distrutto dalla morte della
moglie: la bella Giulia Farnese.
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Tratto
da "Controvoce" del 26/02/2005, Anno II, N. 9
Articolo di Francesca Pontuale
Trevignano Romano (RM) - 2005
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