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Arlena
di Castro (VT)
Civitella: una volta
era un castello
Articolo di Fulvio Ricci
da "La Loggetta" - Gennaio-Febbraio 2004
Gli
antichi ruderi celati dal bosco del colle di Civitella - i cui
resti più cospicui sono rappresentati dalla torre sul lato nord, eretta
ancora per circa sei metri di altezza - nelle vicinanze del paese di
Arlena, hanno sempre promanato il fascino sottile degli insediamenti
umani abbandonati, sopraffatti dal peso dei secoli e da nuove condizioni
di vita, oltre a vellicare la curiosità per le loro vicende storiche.
La
prima menzione dell'insediamento di Civitella compare in un
documento datato 14 aprile 973, conservato nell'archivio del monastero
di S. Salvatore al Monte Amiata, che tratta di un importante atto di
vendita di numerosi beni immobili (terre, castelli, conventi) siti in
vari comitati della penisola dalla Toscana al parmense, compresi anche
beni del comitato di Tuscania che includevano anche Civitella.
Nel XIII secolo il modesto
castello compare ripetutamente citato in vari documenti che attestano il
giuramento di fedeltà a Tuscania, conservati presso l'archivio storico
del Comune di Tuscania: nel 1263 Nicola da Bisenzio, signore di Piansano,
giura obbedienza a Tuscania secondo le norme già seguite da S. Savino,
Tessennano e, appunto, Civitella; nel 1270 il giuramento di seguimentum
(fedeltà) è per Civitella sottoscritto dal visconte Matteo
Giuliani e da altri trentacinque motabili.
Resti della torre del Castello
Pianta dei resti del castello medioevale
di Poggio Civitella
Intorno alla metà del XIV
secolo un abitante del piccolo castello, Vannuccio di Nicola detto
"Camerate", si trasferisce a Tuscania dove riveste varie
cariche pubbliche e costruisce una cospicua fortuna economica: a lui in
qualità di procuratore del comune spetta, a sua discrezione, la
concessione dell'appalto dei pascoli ai tuscanesi o ai caninesi; nel
1340 compare tra i garanti di un pesante prestito acceso dal Comune di
Tuscania con Matteo di Napoleone Orsini; nel 1354 è tra gli anziani del
popolo e nel 1357 banditore del Comune; nel 1362 è uno degli autorevoli
consiglieri incaricati dal podestà Valeriano di Baldovino da Forlì di
dirimere un delicato contenzioso con la locale comunità ebraica, la cui
presenza è vitale per l'economia cittadina.
A queste poche e
sporadiche, seppure illuminanti, fonti segue un lungo periodo di vuoto
documentario, cui non sono estranee lo spopolamento e la recessione
economica dovute alle continue guerre che ebbero come teatro le terre
del Patrimonio di S. Pietro.
E' solo con l'istituzione
nel 1537 del ducato di Castro, voluta per il proprio figlio Pierluigi da
Papa Paolo III Farnese, che nei documenti ufficiali ricompare il
castello di Civitella seguito, però, dall'aggettivo "diruta",
che conferma le gravi vicissitudini dei due secoli precedenti.
Nel 1630, una relazione di
Benedetto Zucchi, amministratore del ducato per conto di Odoardo Farnese
residente presso la corte di Parma, cita le rovine di Civitella
come rilevante antichità di Arlena e riporta la notizia che queste, per
un breve tempo in un periodo imprecisato compreso tra il 1537 e il 1600,
erano state recuperate e occupate da frati camaldolesi.
Nessun documento conferma
la tradizione riportata dallo Zucchi - peraltro ancora viva tra gli
arlenesi più anziani - anche se la quasi contemporaneità della sua
relazione porta ad accettarla senza dubbio come veritiera.
Con probabilità le
difficili condizioni di vita legate al sito, povero di acqua e
raggiungibile solo mediante la faticosa strada ricalcata oggi da Via dei
Mulini, hanno, dopo un tentativo sicuramente molto breve, sconsigliato
una occupazione permanente dell'antico castello.
Fulvio
Ricci
Articolo
di Fulvio Ricci
da "La Loggetta" n. 48 - gen/feb 2004
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