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Barbarano
Romano (VT)
Storia di Barbarano Romano
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DA
MARTURANUM A BARBARANO ROMANO
Per chi si reca a
Barbarano, l'incontro con il centro storico avviene quando, superata la
parte moderna dell'abitato che si estende su un terreno pianeggiante o
in leggero declivio, giunge di fronte alle poderose mura erette nel
Duecento per difendere dalle invasioni l'unico tratto di facile accesso
al Borgo.
Infatti, le case - che
conservano ancora tracce della loro architettura originaria - sono
difese sugli altri lati dalle pareti a strapiombo del lungo sprone di
roccia tufacea a pianta triangolare su cui sorgono, secondo uno schema
riscontrabile anche in vari altri centri della Tuscia, chiaramente
dettato dalle esigenze di sicurezza, preminenti in quei lontani secoli.
Panorama di Barbarano Romano (foto di
Vittorio Sperandei)
Nella cinta di mura si
apre alla base di una torre la quattrocentesca Porta Romana,
ristrutturata alla fine del '700. Dopo averla varcata, il visitatore
percorre una delle tre vie parallele lungo le quali si snodano le case
del Borgo e giunge, infine, al nucleo primitivo dell'abitato, il
Castello.
I resti di tombe etrusche
e romane e di dimore preistoriche rinvenuti nei pressi stanno a
testimoniare l'esistenza di antichi insediamenti, ai suoi margini e
sulle pendici del versante opposto della valle.
Il Castello era un tempo
difeso da una seconda cinta di mura, costruita probabilmente tra il IX e
l'XI secolo, ed in essa si apriva la Porta d'Ognissanti, dominata da una
torre pentagonale, che ricordava nel nome il re Desiderio.
Il richiamo al re
longobardo si spiega con l'attribuzione a lui della fondazione del
Castrum Barbarani, secondo un famoso decreto, generalmente ritenuto,
però, dagli studiosi un'abile invenzione di Annio da Viterbo, un
disinvolto erudito domenicano del '400.
Più attendibile appare,
invece, l'ipotesi di identificare in questo nucleo primitivo di
Barbarano l'erede dell'antica Marturanum. Tale ipotesi è stata
sostenuta da un autorevole studioso viterbese della prima metà del
'900, Augusto Gargana, e trova fondamento in un passo del diploma con
cui il figlio di Carlo Magno, Ludovico il Pio, confermò nell'817 le
donazioni fatte dal padre alla Chiesa.
Pertanto, l'area del
Castello andrebbe vista come il luogo dove si era trasferita la
popolazione dell'antico Marturanum, un centro situato nella vicina zona
di San Giuliano, oggi compresa nell'area del Parco suburbano di recente
istituzione, in cui è ancora possibile individuare resti di mura e di
costruzioni del periodo etrusco-romano e della chiesa medievale dedicata
a quel Santo.
Invece un'altra teoria,
fondata sull'assonanza dei nomi, pone Marturanum (alcuni optano per la
variante Manturanum) più a sud, nel luogo dove poi sorse Monterano, nei
pressi di Manziana.
La mancanza, nel corso dei
secoli, di un'efficace opera di salvaguardia della cinta di mura del
castello è stata la causa, nel 1930, del crollo della torre di
Desiderio e della conseguente rovina della porta sottostante e di parte
dell'attiguo edificio comunale, un tempo sede dei Priori, con la perdita
di molti dei preziosi documenti conservati nell'archivio.
Trova conforto in un passo
dell'Italia Sacra dell'Ughelli l'ipotesi che in epoca romana Marturanum
facesse parte della Prefettura di Claudio. Passando all'alto Medioevo,
fin dal VII secolo esso risulta sede vescovile: nel 649, tra i
vescovi che partecipano al Concilio Lateranense, indetto da Martino I
contro l'eresia monotelita, figura Reparato, che si firma "Episcopus
Sanctae Marturanensis Ecclesiae"; è, poi, documentata la presenza
di suoi successori in vari concili dei secoli seguenti.
Nel 726 è registrata la
spontanea sottomissione degli abitanti al nascente potere temporale
della Chiesa. Segue, due anni dopo, la breve parentesi del dominio
imposto da Tiberio Petasio, che si era ribellato al pontefice e si era
autoproclamato imperatore di Roma: uin'avventura conclusasi con la
vittoria dell'esarca bizantino Eutichio, inviato dal pontefice Gregorio
II a debellare l'usurpatore. Petasio, dopo la cattura, venne ucciso e
decapitato, e la sua testa fu inviata a Bisanzio, all'imperatore Leone
III.
Il mutamento del nome
primitivo in quello di Barbarano viene visto, pur con qualche variante,
come derivazone dal termine "barbaro", ancora usato in quei
tempi ad indicare i "non latini", in particolare gli
appartenenti alla razza germanica, e quindi anche i militari
dell'esercito imperiale che presidiavano il castello, e talora vi
prendevano stabile residenza, insieme alle loro famiglie.
Posteriore è, invece, la
devozione dei barbaranesi per Santa Barbara, il cui culto non è
testimoniato prima del '500; pertanto, l'origine del toponimo non può
essere individuata nel nome di questa Santa, la cui solennità viene ora
annualmente ricordata dagli abitanti in quanto patrona del Paese.
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