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Bassano
in Teverina (VT)
Teatro: Mario
Castellacci a Bassano
"Forza venite gente"
Testi e foto tratti
da:
www.premiocastellacci.it
Un quadro di "Forza Venite Gente"
rappresentato sul sagrato del Duomo
Nei primi anni Ottanta, Mario Castellacci, aveva lasciato
Roma per andare a vivere a Bassano in Teverina, un piccolo centro
medioevale in provincia di Viterbo. Qui, dove il Della Bona aveva
cominciato a ristrutturare il vecchio borgo del Duecento, durante la
pause lavorative Castellacci portava il suo teatrino nelle cantine. Si
voleva fare un posto per la cultura dove unire artisti, intellettuali,
giornalisti, attori, uomini di spettacolo. Si voleva fare una piccola
Spoleto romana con le sue piazzette, le sue osterie, dove lo spettacolo
doveva farla da padrone: un Meo Patacca della Tuscia, ma di buon gusto.
Un palcoscenico da strada come per un carro di Tespi. Il progetto
ammarò, ma a Bassano in Teverina nacque
Forza venite gente.
L’idea arrivò da due giovani musicisti, e
Mario Castellacci sapeva cogliere al volo le buone idee.
<<Il lavoro ebbe inizio partendo
da alcuni brani di due giovani e sconosciuti musicisti: Michele
Paulicelli e Giancarlo De Matteis – ricorda Santa Fiumara, compagna
di vita di Mario Castellacci per oltre trent’anni – loro gli
proposero di scrivere le parole per quei pezzi dedicati a San Francesco.
Mario ascoltò le musiche, gli piacquero,
e subito scattò l’idea di farne una commedia musicale e cominciò subito
a lavorare a questo ambizioso progetto senza risparmiarsi, come
d’altronde era sua abitudine>>.
Il primo importante consenso arrivò dal
Comune di Viterbo che credendo subito nell’impresa accordò un
finanziamento di venti milioni di lire e la disponibilità del teatro
dell’Unione per prove e debutto.
<<Il resto dei soldi ce li mise lui
chiedendo un prestito alla banca di Viterbo - continua Santa
Fiumara – poi coinvolse nell’impresa Maurizio Tognalini (architetto
e scenografo del Bagaglino) per scene e costumi e il falegname di
Bassano, Paolino Paris, per la realizzazione>>.
Per quanto riguarda i testi il punto di
partenza furono, naturalmente, i Fioretti di San
Francesco, ma, quello che sopra ogni cosa Mario Castellacci voleva che
arrivasse al pubblico non era la lettura filologica del testo
francescano, quanto piuttosto, quello spirito di ‘perfetta letizia’ -
come recita uno dei brani dello spettacolo - che esso emana. Uno
spirito ed una filosofia che con semplicità e un metalinguaggio alquanto
popolare ha di fatto operato una rivoluzione culturale di portata
ingiustamente sottovalutata e ancor oggi attuale. Ed a suffragio di
quanto appena affermato riportiamo un brano tratto da un’intervista che
Mario Castellacci concesse al settimanale Gente il 23 ottobre del
1981:<< Abbiamo colto gli aspetti più festosi della vita di frate
Francesco – spiga lo stesso Castellacci – la semplicità, il colloquio
con la natura, la speranza, la fiducia, e li abbiamo messi a confronto
con lo scetticismo, con l’avarizia anche morale, in definitiva con la
paura di vivere del padre . Pietro Bernardone è un uomo di buon senso,
legato alla logica della famiglia e della bottega. Parla come un padre
dei nostri giorni, chiedendo consensi ad altri padri presenti in platea.
Da questo contrasto tra la prudenza e la fantasia, tra il presente e il
futuro nasce uno spettacolo sorridente, colorato, festoso, tra la storia
e la favola>>.
Mario Castellacci con un gruppo di
attori e collaboratori
di "Forza Venite Gente" a Todi nel 1985
Il covo dove per mesi si lavorò alacremente per
realizzare questa favola fu Bassano in Teverina: alla Piazzetta
Tognalini bolliva e tingeva le stoffe; nella falegnameria di Paolino si
costruivano e montavano quinte, scale, pedane e il famoso scivolo di
scena; mentre a casa di Santa e Mario un nugolo di ragazzi suonava,
cantava, provava. Senza saperlo stavano creando, giorno dopo giorno,
quello che sarebbe stato uno dei più grandi successi nazionali nel campo
della commedia musicale.
E così, si arrivò al fatidico 9 ottobre
1981. Dal teatro dell’Unione di Viterbo parte una delle più belle
avventure della vita e dell’arte di Mario Castellacci; un’avventura che
malgrado gli anni ha saputo, non solo sopravvivere a se stessa, ma anche
sbaragliare la concorrenza di onorevolissime produzioni realizzate nel
frattempo sullo stesso tema.