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Il Centro di
Archeologia Sperimentale nasce nel 1987 grazie ad Angelo
Bartoli e ad alcuni suoi collaboratori, animati dalla passione e
dall'interesse per le tradizioni, la storia ed il passato.
Presso il Centro si sperimentano forme di vita quotidiana dalla
Preistoria al Medioevo e, grazie all'elevata qualità scientifica delle
attività svolte, il Centro è stato da tempo inserito nei progetti del
Parco Storico Archeologico Ambientale d'Europa della provincia di
Viterbo, trovandosi tra l'altro in un territorio classificato dalla
Comunità Europea con la sigla S.I.C. (Siti di Interesse Comunitario) per
l'alto valore archeologico ed ambientale
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Un villaggio di capanne
fedelmente ricostruite secondo l'originale prototipo risalente al
periodo del bronzo finale - prima epoca del ferro (età villanoviana),
circondato da un recinto-palizzata che ne simboleggia la difesa, è
attrezzato appositamente per alloggiare ed abitare.
Il “tentativo di riprodurre, attraverso esperimenti e in condizioni
materiali ed organizzative il più possibile simili a quelle autentiche,
oggetti e cose nonchè le circostanze successive nelle quali quegli
oggetti e cose hanno subito degrado e distruzione” (“Archeology
Experiment”, John Coles).
I primi esperimenti di archeologia sperimentale iniziano verso la metà
del 1800 in Scandinavia; a partire dal 1860 l'attività di
sperimentazione comincia ad indirizzarsi verso la riproduzione e
l'analisi di forme di vita passate. L’archeologia sperimentale è quindi
la concreta e logica risposta all'interesse che l'uomo contemporaneo
manifesta per il proprio passato, è il riflesso delle sue curiosità
circa il comportamento umano, inteso come reazione a stimoli e a scopi
pratici in un dato periodo storico ed in seno ad una particolare
civiltà.
Il Centro Antiquitates si presenta come un laboratorio-officina,
diviso per reparti, con forni, fornaci, macine, torni, telai, tutti gli
strumenti necessari per riappropriarsi delle forme di una quotidianità
antica e lontana, ma che improvvisamente diventa presente, tangibile nei
gesti e in una laboriosità che è possibile osservare e rivivere in prima
persona.
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