Inserimento gratuito nelle categorie degli operatori economici.
Blera (VT)
Storia: i Signori del
Medioevo
Tratto dal volume
"Banca di Credito Cooperativo di Barbarano Romano - Quarant'anni al
servizio delle comunità locali - 1962/2002"
L'ultimo re longobardo Desiderio occupò Blera e nel 772 la devastò. Due
anni dopo, la sconfitta del sovrano ad opera di Carlo Magno segnò la
fine della monarchia longobarda in Italia. Il re dei Franchi riconsegnò
alla Chiesa i territori usurpati dal sovrano longobardo, tra cui Blera,
ridotta però ad un cumulo di rovine.
In conseguenza delle devastazioni subite, Blera viene ridimensionata al
modesto ruolo di piccolo centro agricolo, e tale ci appare ancora nei
secoli successivi, quando viene inclusa tra i possedimenti della
famiglia di Vico, che comincia ad imporre sul territorio la propria
signoria.
A causa della feroce rivalità che divide questi signori dall'imperatore
Federico II, Blera è vittima di una nuova devastazione nel 1247. Nemici
dei Vico sono anche gli Orsini, che nel 1262 ne distruggono un altro
possedimento, Luni, antica città posta sul basso corso del Mignone,
anch'essa fiorente nel periodo etrusco, poi progressivamente decaduta;
quanto è rimasto della città viene allora abbandonato alla definitiva
rovina e gli abitanti sfuggiti al crudele massacro sono trasferiti da
Pietro di Vico a Blera, per ripopolarla. In quel periodo all'antica
denominazione subentra, a poco a poco, la variante "Bieda", che rimarrà
in vigore fino al 1952, allorché l'antico nome sarà ripristinato.
Il 1262 è, per la cittadina, un anno cruciale. Si registrano, infatti,
il suo passaggio alla Chiesa, cui viene lasciata per testamento da
Pietro di Vico, morto proprio in quell'anno e all'inizio di un lungo
contenzioso promosso dai suoi eredi, che non intendono rinunciarvi.
Anche si registra una prima concessione da parte del Papato nel 1267,
con l'investitura del feudo ad un membro della famiglia, la vertenza
giudiziaria prosegue e vi porrà termine soltanto, nel 1435, la
decapitazione di Giacomo, che segna il definitivo tramonto della potenza
dei Prefetti di Vico ed il conseguente ritorno di Bieda alla Camera
Apostolica.
Non più di una breve parentesi è la successiva occupazione da parte
degli Anguillara, che in quegli anni stanno estendendo il loro dominio
sui centri della zona. Infatti, nel 1465 il cardinale Nccolò Forteguerri
comandò le truppe inviate dal papa Paolo II a combattere i due figli di
Everso dell'Anguillara, Francesco e Diofebo. Con la loro sconfitta,
Bieda torna alla Camera Apostolica, che dopo un'altra parentesi ne
rientrerà nuovamente in possesso nel 1572.
Nel secolo che precede questa data si registra il succedersi di vari
signori. Dopo una prima, effimera occupazione da parte degli Orsini, se
ne era impossessato Alessandro VI Borgia, che l'aveva concessa in feudo
vitalizio al figlio Cesare, il celebre duca Valentino, che in quegli
anni, insieme al padre, mirava a realizzare l'ambizioso disegno di
costituirsi un forte Stato nell'Italia centrale attraverso una politica
di annessioni che non rifuggiva da alcun mezzo, non esclusa la spietata
eliminazione degli esponenti delle famiglie rivali.
Ma la sua stella tramontò nel 1503, con la morte del padre pontefice e
l'ascesa al soglio di Pietro - dopo il brevissimo pontificato di Pio III
- dell'energico Giulio II, il cardinale Giuliano della Rovere, che aveva
costantemente e ferocemente avversato i Borgia. Bieda ritorna allora
sotto la giurisdizione del pontefice, che nomina Governatore perpetuo il
cardinale Raffaele di San Giorgio, Camerlengo di Santa Romana Chiesa.
Nel 1515 il porporato promuove la compilazione di uno Statuto -
probabilmente un riordinamento ed un aggiornamento di precedenti
disposizioni legislative - e l'anno dopo rimette il suo potere nelle
mani di Leone X, che ne investe Lorenzo degli Anguillara di Ceri.
Utilità
News Il
Tempo
News Il
Messaggero
Trenitalia
Lazio
Alitalia
Meteo Lazio
Inserimento
gratuito
nelle categorie degli operatori economici.