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  Blera (VT)

Storia: le testimonianze imponenti di un illustre passato. 
Tratto dal volume "Banca di Credito Cooperativo di Barbarano Romano - Quarant'anni al servizio delle comunità locali - 1962/2002"

Questa cittadina, erede di un'antica e celebre città dell'Etruria meridionale, sorge a breve distanza da Barbarano, cui l'uniscono evidenti analogie, riscontrabili sia nella posizione che nelle vicende storiche. Anch'essa sorge, infatti, sulla sommità pianeggiante di un'altura lunga e scoscesa ai lati, alla cui base il torrente Biedano, il medesimo che lambisce un fianco del promontorio roccioso di Barbarano, confluisce con il rio Canale.

Tre diverse parti erano facilmente distinguibili nella struttura del primitivo insediamento. Lo dominava quella che si potrebbe definire l'acropoli di Blera, il complesso di costruzioni indicato con il nome di Cittadella, che associava alle difese naturali, costituite dalle pareti scoscese dell'altura, una serie di fortificazioni. Ai suoi piedi si estendevano le altre due parti, anch'esse racchiuse entro una cinta di mura: il Borgo e la Città.

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Necropoli etrusca

Come Barbarano, anche le origini di Blera si perdono nella notte dei tempi. Lo dimostrano i numerosi reperti, che vanno dalla preistoria ai vari secoli del Medioevo. Un'ipotesi parla di villaggi già esistenti nella zona nell'età del ferro ed agglomeratisi a formare un unico insediamento intorno all'VIII secolo a.C. Fra le testimonianze del passato esistenti nel territorio, di particolare rilievo appaiono quelle relative al periodo etrusco. Le imponenti necropoli che sorgono a breve distanza dall'abitato presentano caratteristiche di notevole interesse.
L'archeologo inglese George Dennis, che le visitò intorno alla metà dell'800, nel corso del suo lungo viaggio nelle zone etrusche, vi individua una struttura ordinata e sistematica, quasi l'esistenza di un vero e proprio piano regolatore. La loro estensione, il grande numero delle tombe e la varietà dei loro stili sono evidenti riprove del posto di particolare rilievo che Blera occupava in quella parte dell'Etruria: un'importanza conservata anche nei secoli successivi dalla città, situata com'era all'incrocio di due arterie di grande comunicazione, la Clodia - sorta sul tracciato di antichi sentieri etruschi - e la trasversale che, diramandosi dalla Cassia all'altezza di Forum Cassii (nei pressi dell'odierna Vetralla), raggiungeva il litorale tirrenico.
Varie sono le ipotesi formulate sull'origine del nome, che si è cercato di spiegare facendo ricorso alla lingua etrusca o a quella fenicia ed interpretandolo, volta a volta, come Custode, in riferimento al suo carattere di città frontiera, Città lunga, per la sua particolare pianta, o Città degli dei, quasi a rivendicarne orgogliosamente il carattere di luogo prediletto dalle divinità. Ignote sono anche le circostanze della sua fondazione, attribuita da qualche studioso del passato - cedendo alla tendenza, tipica del tempo, a supplire attraverso fantasiosi processi analogici alla mancanza di una documentazione adeguata - ad un discendente di Noè. E' questo, un atteggiamento che trova altri riscontri tra gli eruditi della Tuscia, parlando delle delle ipotesi formulate sulle origini di Vetralla e di Villa San Giovanni in Tuscia.
Il nome di Blera è, inoltre, accomunato a quello di Barbarano nel diploma dell'817, con cui Lodovico il Pio confermava il possesso alla Chiesa di vari centri della zona. E' anch'essa città di confine. Nel periodo della dominazione romana, è l'ultimo centro dell'Etruria. Nei primi secoli del Medioevo, segna il limite fra Tuscia romana e Tuscia longobarda. La sua importanza nel territorio trova un'ulteriore conferma nel 457, allorché, secondo la tradizione, le viene conferita da San Leone Magno la dignità di diocesi. 
Discordi sono i pareri degli storici sulla nascita a Blera di due pontefici: Sabiniano I, che succedette nel 604 a San Gregorio Magno e tenne la cattedra di Pietro per due anni e Pasquale II (1099-1118). Blera cessa di essere sede vescovile nel 1192 (o, secondo altri, nel 1193); quando, cioè, Celestino III l'aggrega, insieme a Tuscania e a Civitavecchia, alla diocesi di Viterbo, da lui istituita. Anche quando, nel 1826, venne ricostituita la diocesi di Civitavecchia, Blera e Tuscania rimasero unite a quella viterbese.
Nell'VIII secolo Blera entrò a far parte del Ducato Romano, soggetto all'Impero Romano d'Oriente. Nel 727, però, quando sul trono di Bisanzio sedeva Leone III Isaurico, si ribellò insieme ad altre città del Ducato, offrendo la propria sottomissione al papa Gregorio II. Unitamente a Barbarano, fu tra i centri che subirono la breve occupazione del pretendente all'impero Tiberio Petasio, e ritornò successivamente alla Chiesa.
Nel 738 cadde sotto il dominio del re longobardo Liutprando, che quattro anni dopo la restituì al pontefice. Subì, poi, una rovinosa occupazione ad opera dell'ultimo re longobardo, Desiderio, che nel 772 la devastò. Due anni dopo, la sconfitta del sovrano ad opera di Carlo Magno segnò la fine della monarchia longobarda in Italia, Il re dei Franchi riconsegnò alla Chiesa i territori usurpati dal sovrano longobardo, tra cui Blera, ridotta però ad un cumulo di rovine.
 
 

 
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