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 Bomarzo (VT)

Visita guidata al Parco dei Mostri
a cura di Giovanni Bettini - 1982
1/5

Note introduttive
Nel Lazio, terra meravigliosa dalle tre esistenze: Etrusca, Romana e Medievale, Bomarzo condivide la gloria di una storia illustre e possiede un'opera unica nel suo genere al mondo: La Villa delle Meraviglie. Nei giardini delle Ville Laziali troverete degli elementi simili, ma il prototipo di questi giardini è il "Bosco di Bomarzo".
Lo volle il Principe Pier Francesco Orsini detto Vicino "sol per sfogare il core". Lo ideò quel grande architetto che fu Pirro Ligorio, colui che dopo la morte di Michelangelo fu chiamato a lavorare in San Pietro. Senza che l'Orsini ed il Ligorio se lo immaginassero ne uscì un capolavoro che dura nel tempo.
In questo "Bosco" viene esaltata la vita che trionfa ogni primavera, come pure la perennità del mondo antico attraverso due grandi miti inseparabili: Marte - Ercole e Cerere - Prosperina; l'uno e l'altro illustrano l'unione dei morti con le forze della natura.
Ma veniamo all'esegesi di queste Sculture scolpite nei grossi blocchi di pietra ivi radicati le cui figure vi sembreranno sorte dal suolo come prodigio. Il tutto risale al XVI secolo (1552) epoca in cui si sviluppava un ideale di vita fra il Principesco ed il Cortigiano.
Attraverso questi alberi e queste pietre, gli artisti, i letterati ed i poeti di allora, come l'Annibal Caro, il Bitussi ed il Cardinal Modruzzo, per esprimere la loro meraviglia, vollero lasciare incisi sul posto "epigrafi e versi". Ed infatti la profonda suggestione del paesaggio, chiuso e limitato, i sottili incantesimi sospesi nell'aria, l'arte espressa dalle sculture, fa di questo luogo "una cosa che solo a se stessa assomiglia".
Passeggiando e leggendo le scritte risparmiate dal tempo, vi chiederete perché questo luogo è stato definito anche "Sacro Bosco". Evidentemente la parola "Sacro" ha qui il significato di meraviglioso come lo immaginavano gli Antichi, cosicché viene anche paragonato alla celebre capitale dell'antico Egitto, come potrete leggere da un'altra scritta scolpita sulla pietra che dice: "Cedan Memphi e quant'altra meraviglia ch'ebbe già il mondo in pregio al Sacro Bosco che sol a se stesso e a null'altro assomiglia".
Nell'abbandono di centinaia di anni la fantasia popolare ribattezzò questo luogo col nome di Parco dei Mostri e con questo nome Voi troverete pubblicazioni diverse.
Visita guidata
Lasciate che io vi inviti alla visita con parte dei versi che leggerete poi incisi sopra la panca Etrusca che troverete a metà del percorso e che dicono: "Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua... ove tutto vi parla d'amore e d'arte".
Vedrete che la passeggiata avrà qualche aspetto romantico, secondo i gusti e le disposizioni di ognuno; ma comunque sarà certamente piacevole. Oltrepassate quindi il cancello sormontato dallo stemma degli Orsini. Vi troverete avanti due sculture...
Le sfingi
Parenti prossime dei mostri che popolano il bosco sacro e dedicate all'imperatore Augusto, il nuovo Romolo che aveva messo in auge la mitologia romana e scelto questa bestia favolosa come sigillo privato.
Vi danno il benvenuto e Vi chiedono poi dopo la visita il Vostro responso con le parole che Vi sembreranno un po' strane: "Chi con ciglia inarcate et labbra strette non va per questo loco manco ammira le famose del mondo moli sette". Ed ancora "Tu ch'entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte". Ed allora, diamogli retta e vediamo se quel signore, di più di quattrocento anni fa, avesse esagerato.

Fauno Evandro

Prendete quindi il vialetto alla Vostra sinistra. Le figure che Voi vedete ai lati, incarnano gli Dei più antichi: Saturno, Giano, Fauno, Evandro e naturalmente la Triplice Ecate... Ed alla fine del sentiero avrete il primo spettacolo.
Proteo-Glauco
La testa colossale dalla bocca profetica, non può essere che un mostro marino, poiché le sopracciglia, le guance, le labbra finiscono in lunghe onde. E' Proteo, il figlio ed il pastore di Nettuno rappresenta qui la materia prima, il selvaggio "vecchio del mare" incarna tutte le forme del mondo, egli è il principio creatore, l'acqua e il fuoco.

Proteo-Glauco

Tanto potente da portare sulla sua testa il globo terrestre, sormontato da un castello. Questa testa è ancora quella di Glauco, il pescatore diventato dio marino per aver gustato un'erba magica. Ha proprio l'aria bestiale che gli attribuisce la leggenda.
Pertanto è aureolato da ali di farfalla: quella di Psiche, che ricordano che questo mostro ha compiuto la traiettoria rituale che corrisponde al battesimo; l'inghiottimento del mare e l'involo verso le4 sfere celesti. Ma io semplificherei questa descrizione col pensiero che quel castello, che era il castello degli Orsini posto sul globo terrestre, volesse alla fine dimostrare la potenza di quel ramo degli Orsini nel mondo.
Ritornate sui vostri passi, oltrepassate le sfingi e dopo circa 50 metri fermatevi, ed ecco a voi sulla sinistra il...
Mausoleo
Dimezzato e divelto dal terreno. Il frontone ricorda molto la tomba della Sirena che si trova nella città di Sovana. Ai fianchi del guerriero vi si vede la ninfa marina. Ella tiene nella mano destra una melagrana, frutto che per gli Antichi era vicino ai misteri sacri. Ed ora scendete le scale di pietra che avete sulla vostra destra e soffermatevi sul pianerottolo, ed ecco a voi...
La lotta fra Giganti
Sulla vostra sinistra troverete una scritta a dimostrazione della grandiosità dell'opera realizzata:

Ercole e Caco

"Se Rodi altier fu già del suo colosso pur di
questo il mio bosco anco si gloria ed per più
non poter fo quanto posso"
Infatti Rodi fu chiamata la città dei cento colossi perché aveva tante statue colossali. Scendete ora gli ultimi gradini ed ammirate nella sua completezza questa scultura. La lotta fra giganti, tra il bene e il male.
 

 
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