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 Maurizio Farnetti

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 Bomarzo (VT)

Visita guidata al Parco dei Mostri
5/5

Ma le sue unghie lavorano sempre la terra con una specie di rabbia. Grazie alla sua coda da delfino, essa fa parte anche del mondo marino. Esse partecipano alla nascita delle nuvole e provocano la pioggia. I leoni che stanno in mezzo sono posti lì non solo perché discendono da Echidna, ma anche perché figurano negli stemmi di Viterbo, fondata da Ercole, capitale poi della provincia da cui dipende Bomarzo. Il maschio, con una zampa dritta, doveva tenere una sfera. Inoltre simboli solari, i leoni sono consacrati a Cerere e la loro costellazione è vicina a quella dell'Orsa.
Con questo gruppo di sculture la vostra visita alla Villa delle Meraviglie, o al Sacro Bosco o se volete al Parco dei Mostri è ultimata. Prendete il sentiero e ritornate al cancello d'entrata; ma se volete avere un'ultima nota sentimentale, a metà sentiero e precisamente avanti alla scala di pietra che avete discesa all'inizio della visita, girate a destra, passate davanti al Mausoleo, ed alla sommità del sentiero vi troverete a destra davanti alla...
Rotonda
Serviva da balcone al terrazzo delle ghiande sottostanti. Si assomiglia anche ad una tribuna circolare, come quella dei Circhi Romani. Ed ora sulla vostra sinistra il...

Tempio
Vicino Orsini lo paragonava alla cupola di Santa Maria del Fiore, a Firenze. Il suo stile composito, la sua forma ottagonale, le sue colonne abbinate, il suo portico tetrastilo, fanno pensare più a Ligorio che al Vignola. Il suo aspetto esterno richiama soprattutto il tempio delle Tre Fontane, che si trovava a Roma sul Pincio, nella vigna dove si costruì Villa Medici o quello della Fortuna Vicina, che si erige nello stesso giardino di Vicino.

Il portico assomiglia al santuario di Plutone, o di Dis Pater, con le sue colonne rustiche, e a quello di Fauno. In mezzo al frontone, un arco, lo stesso del tempio di Diana d'Hypapae, che si ergeva sul monte Paravicimeno, nella terra Lidia da cui venivano i toscani. Il soffitto del portico è ornato di rose Orsiniane, al centro una piccola fenice e una costellazione. Nell'interno, è rotondo come quelli di Marte, di Cerere, di Proserpina, di Vesta, di Remo e Romolo.
Questo tempio non faceva parte della Villa delle meraviglie, fu fatto costruire una ventina di anni dopo, per onorare la memoria della seconda moglie dell'Orsini, che era una principessa Farnese. In memoria di questo amore fra marito e moglie ho da tempo proposto che in questo tempio si celebrino matrimoni religiosi, e che ci si ritrovi poi a festeggiare il 25° ed il 50° anno di matrimonio e perché no, il 75° anno.
Conclusioni
La visita è così terminata, molte cose rimangono un mistero, forse fra qualche anno, ritornando a visitare questo luogo avrete cose nuove da vedere e migliori notizie. Questo è il mistero che racchiude il "Sacro Bosco" che solo a se stesso ed a nessun altro assomiglia. Poco più di quattrocento anni orsono, qui era un terreno selvaggio, disseminato di massi informi; la geniale volontà di Vicino Orsini e la bravura di Pirro Ligorio lo ravvivarono con figure magiche e meravigliose.
Se allontanandovi dal Tempio, vi sembrasse d'incontrare quel gentil signore, un po' mesto e pensoso, assorto nel ricordo della sua consorte, potete cavallerescamente congedarvi da lui ripetendogli i versi che avete già letto durante la visita, quei versi che a suo tempo gli furono dedicati dal "Bitussi" che fu un grande ammiratore dell'Orsini e che dicono:
"Del Vostro ingegno angelico e celeste
della bell'alma e del pensier ardente
di purissimo foco ed immortale
fa chiarissima fede ad ogni gesto
la bellezza che in don dal cielo aveste".
Ed ora, oso sperare che a me non si vorrà disconoscere il coraggio di aver contribuito a salvare questo patrimonio artistico, unico nel suo genere al mondo e che onora la nostra cara ed amata Italia.

Giovanni Bettini

L'autore
Mi chiamo Bettini Giovanni, ho t2 anni e dal 1954 sono il proprietario di questo "Bosco". Provengo dall'agricoltura e per il mio lavoro disinteressato a favore dei più bisognosi sono stato insignito con le Onorificenze di Maestro del Lavoro e di Commendatore e Grande Ufficiale al merito della Repubblica.
Poi un infortunio sul lavoro mi rese non idoneo nel lavoro dipendente, per cui, di salute precaria e con pochi mezzi fui costretto, per vivere a cercarmi un'occupazione indipendente. Il buon Dio mi venne in aiuto facendomi trovare questo "Bosco" che da centinaia di anni era abbandonato ed in vendita, ma che nessuno voleva perché non sapevano cosa farne.
Da circa trent'anni lavoro per il restauro e le ricerche storiche, coadiuvato da mai moglie e dai miei figli. Sono orgoglioso di dichiarare che la famiglia Bettini ha salvato all'Italia un bene culturale unico nel suo genere al mondo.
Sono stato insignito della Onorificenza di Dott. Accademico dell'Accademia Mondiale Artisti e Professionisti. Ci tengo a dichiarare che tutto il lavoro fatto è stato fatto in mezzo a privazioni famigliari senza chiedere un soldo allo Stato.
Mi auguro che alla mia pochezza abbia supplito la realtà di questo luogo.

Giovanni Bettini

 
 

Il testo sopra riportato è stato tratto integralmente dalla pubblicazione:

Bomarzo
Parco dei Mostri
nato nel 1552 come "Villa delle Meraviglie"
definito anche "Sacro Bosco"

a cura di Giovanni Bettini
Dottore Accademico dell'Accademia Mondiale Artisti e Professionisti

Impresso nello Stabilimento Litografico Union Printing Viterbo - 1982

 
 
 

 
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