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Capodimonte
(VT)
Via dei Glicini...
perché? Articolo di
Piero Carosi
da "La Loggetta" - Gennaio-Febbraio 2004
Ci
sono, in Italia, dei luoghi che per le loro qualità - dalla bellezza ed
amenità della posizione alla salubrità dell'aria, dalla mitezza del
clima al carattere degli abitanti - hanno favorito per secoli - e
seguitano a favorire - frequentazioni di personaggi più o meno
illustri.
Ma
se sono note a tutti, ad esempio, Cortina, Capri, Taormina..., non
bisogna dimenticare che esistono anche luoghi, non meno belli ed
attraenti, che, vuoi per vocazione, vuoi per ignavia, hanno conservato,
nel tempo, un carattere schivo, riservato.
Sono luoghi di cui si
parla poco, quasi isole felici, che raramente appaiono sulle cronache
perché "scopritori" e frequentatori, forse temendo il
contagio di masse anonime e rumoreggianti, sembrano viverli in gelido
riserbo.
Capodimonte è uno di
questi luoghi, e chi non ne conosce la storia può essere tratto
facilmente in inganno, sottovalutandolo: poco o nulla, infatti, parla
nel paese dei fasti trascorsi; quasi un silenzio complice che, se da un
lato ne accresce il fascino, dall'altro ne sminuisce ingiustamente
l'importanza.
C'è la Rocca - che pochi
sanno essere dei Farnese - qualche palazzo nobiliare, tre chiese. E se
chiediamo aiuto alla toponomastica cittadina, poco o nulla ne ricaviamo:
come in quasi tutti i Comuni d'Italia, c'è un viale Regina Margherita,
una Via Marconi, una Piazza Umberto I, seguiti dalle vie intestate ai
santi qui venerati, ma pochi, solo tre o quattro, a quanto ricordo, i
riferimenti a personaggi illustri (Via Annibal Caro, Via Puniatowsky,
Via Cesetti, Largo Pulicari) che hanno avuto a che fare con il luogo.
Non è indispensabile
essere esperti di toponimia per capire l'importanza che, talvolta, i
nomi delle vie cittadine possono avere. Non di rado, nei luoghi visitati
per lavoro o per diporto, sono stato messo in curiosità da nomi o fatti
a me sconosciuti; curioso per natura, non ho trascurato di documentarmi,
scoprendo cose che, oltre ad arricchirmi culturalmente, mi hanno
permesso di inquadrare quei luoghi in modo più preciso e consapevole.
Ma torniamo a Capodimonte
che, a dispetto della sua immotivata modestia, avrebbe i numeri per
surclassare, grazie alle sue più che illustri frequentazioni,
tantissimi paese se non addirittura città. Intorno al fulcro della
Rocca Farnese, infatti, ha ruotato, a partire dal 1400, uno stuolo di
figure illustri qui attratte dalla bellezza del luogo e dalla sua pace.
Della famiglia Farnese, da
Ranuccio III al figlio Pier Luigi Seniore Duca di Parma e Piacenza, da
Ottavio, marito di Margherita d'Austria e giù fino agli ultimi
rappresentanti è tutto un fiorire di fatti w avvenimenti il cui centro
virtuale è sempre il nostro paese.
Sono alti prelati ma,
soprattutto papi, gli ospiti che, per motivi diversi, qui lasciano
traccia: da Eugenio IV (1431) a Pio II Piccolomini (famosa la regata
organizzata in suo onore nel 1462), da Alessandro VI Borgia a Leone X
Medici. Ma è con il cardinale Alessandro Farnese, divenuto papa col
nome di Paolo III, che le nostre contrade assumono particolare
importanza.
Visite e soggiorni presso la Rocca, di cui è splendida castellana
Giulia Farnese "la Bella", sono sempre più frequenti. Vi
dimoreranno Gregorio XIII(famoso per aver riformato il calendario) e
Benedetto XV. Non mancano delle teste coronate: è il caso della Regina
Margherita di Savoia (unico ospite, a quanto mi risulta, entrato nella
toponomastica) e del principe ereditario Umberto.
Ma Capodimonte ha anche
suoi figli illustri da onorare: penso ad Umberto Pannucci, stimato
pedagogo e scrittore (il suo "Bisenzo e le antiche civiltà
intorno al Lago di Bolsena" del 1964 è un testo tuttora
valido) ed a Silvio Pierluigi, che con i suoi scritti (corrispondenze
giornalistiche e libri), ha reso testimonianza delle vicende storiche
del nostro paese. Altri, più esperti di me, avranno certamente altri
nomi da aggiungere.
Ma riprendiamo il titolo: Via
dei Glicini... perché? Già, perché non Via Alessandro Farnese,
o Pio II Piccolomini, o Ranuccio III? I fiori sono belli e
profumati, ma, se ci pensiamo bene, basta andare da un fioraio...
Piero
Carosi
picaros@inwind.it
Articolo
di Piero Carosi
da "La Loggetta" n. 48 - gen/feb 2004
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