Lazio Nord 

Home Operatori economici Inserisci azienda Comuni Links Articoli e argomenti Fotogalleria Mixer Top list
 

 

 

Suggerimenti e osservazioni

 

Inserisci azienda

 

Logo Atlas

Realizzazione

 Maurizio Farnetti

Hit Counter
 
 
Inserimento gratuito nelle categorie degli operatori economici.
 

 

 

 Farnese (VT)

Dagli Appennini alle... macchie
di Antonio Biagini
da "La Loggetta" n. 48 - gen-feb 2004
I folti boschi che circondano Farnese hanno sempre alimentato una vivace economia incentrata sulla lavorazione del legname da ardere, ma le maestranze specializzate in questo settore quasi mai sono state locali. La nostra è terra di contadini ed allevatori; i lavoratori dei boschi sono sempre venuti da lontano
Oggi è la comunità originaria della Macedonia quella più impegnata nei lavori connessi al taglio dei boschi, e negli ultimi anni la loro presenza è andata sempre crescendo. Al 31 dicembre dello scorso anno, dei 53 "extracomunitari" residenti nel nostro comune circa la metà proviene dal paese balcanico.
Nel passato furono altri i "forestieri" legati a questa attività economica che alimentarono, negli anni immediatamente successivi all'ultima guerra, un consistente flusso migratorio: quello dei toscani del Casentino.

Carbonai

I boschi delle nostre terre, costituiti dalle tipiche essenze vegetali del nostro clima (querce, carpini, frassini, aceri, ecc.), costituivano uno sterminato giacimento energetico. I combustibili di allora non necessitavano ancora di quell'aggettivo "fossile", che insieme a tanto sviluppo ci ha regalato i problemi a tutti noti, e il legname da ardere, nonché il carbone che se ne ricavava, era indispensabile per gli usi domestici, per il riscaldamento delle case di paesi e di città e per alcune attività artigiane.
Questa importante risorsa fu, quindi, una preziosa occasione di lavoro per quanti, vivendo sulle montagne dell'Appennino, erano ricchi solo di figli e di voglia di lavorare. La poca terra, da pochi posseduta, consentiva di raccogliere a malapena grano sufficiente per pochi mesi e l'alimento per ingrassare quel maiale che avrebbe costituito l'unico companatico da accompagnare ad un pezzo di pane o alla polenta di farina di castagne, consumata a colazione, a pranzo e a cena.
Era indispensabile integrare la magra economia montana con altri lavori lontano da casa. L'occasione si presentava quando un "capomacchia", uomo esperto del settore, si recava nei paesi di montagna per prendere contatto con i tagliatori ed i carbonai locali.
Si discuteva allora del tipo di lavoro e si fissava il compenso. Questo variava in relazione alle caratteristiche del bosco e particolarmente al fatto se il bosco fosse "ricotto" o "vergine". Nel primo caso, infatti, esistevano già le "piazze" dove costruire  le carbonaie; nel secondo, invece queste andavano allestite ed il lavoro necessario era enorme: si pensi che nei nostri boschi di pietre anche la terra andava trasportata a dorso d'asino.
L'arrivo nei nostri boschi avveniva verso la fine di novembre ed il soggiorno durava fino alla fine di giugno, quando, terminata la "stagione", i tagliatori ed i carbonai rientravano alle loro famiglie con i loro guadagni, chiudendo un ciclo che, con poche varianti, si sarebbe riproposto l'anno successivo.
Questa monotona transumanza umana dopo la guerra si trasformò nell'insediamento stabile di una nutrita comunità di toscani. Negli anni dal '46 al '52 furono numerosi quei casentinesi che si trasferirono a Farnese, alcuni con le famiglie al seguito, altri, celibi, una famiglia la formarono qui.
Se ne contarono complessivamente in quei pochi anni una cinquantina, che hanno alimentato una numerosa discendenza. Il fenomeno migratorio era circoscritto a due paesi della provincia di Arezzo: Castel San Nicolò e Montemignaio.
Dal primo arrivarono i Bassi, i Bettini, i Cecconi, i Certini, i Checcacci, i Ciapetti, i Martini, i Secchi ed i Segatori; dal secondo i Seghi, i Taverni ed i Coppi. I loro cognomi sono ormai definitivamente entrati nell'anagrafe farnesiana e si sono legati a quelli nostrani in un inestricabile intreccio di parentele.
I loro figli e nipoti hanno però abbandonato la dura attività dei padri e dei nonni; oggi sono artigiani, imprenditori, impiegati, professionisti affermati. Hanno lasciato ad altri forestieri, ricchi quanto i loro avi di figli e di bisogno di lavoro, il duro lavoro alla macchia.

Antonio Biagini

Articolo di Antonio Biagini
da "La Loggetta" 
n. 48 - gen/feb 2004

 

 
Utilità
News Il Tempo
News Il Messaggero
Trenitalia Lazio
Alitalia
Meteo Lazio
 

 
 
 
Inserimento gratuito
 nelle categorie degli operatori economici.