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Farnese
(VT)
La Selva del Lamone
Impenetrabile, pericolosa,
aspra e selvaggia: quattro attributi invitanti ed affascinanti che nel
turismo di oggi contano e fanno della Selva una mèta esclusiva da non
perdere. Così almeno nelle intenzioni di coloro che hanno favorito il
riconoscimento di Riserva Naturale per preservare il suo ecosistema,
creare occasioni di fruibilità e consegnarla ai posteri nei modi più
corretti.
La Riserva è stata
istituita nel 1994, ma solo da poco tempo ha acquisito una razionale
operatività con la creazione di un ufficio e di quadri gestionali
affidati ad un direttore responsabile e ad alcuni collaboratori.
La cascata dell'Olpeta
Viene studiato il
territorio, si fanno interventi di rimboschimento e di ripopolamento
faunistico, si salvaguardano le piantagioni autoctone, si organizzano
visite guidate, si affrontano attività promozionali e didattiche, si
procede al recupero delle preesistenze culturali e archeologiche.
Vengono regolati la
caccia, la raccolta dei prodotti del bosco (funghi soprattutto), il
taglio della legna: in altre parole si fa un corretto uso del
territorio. I "contro" non sono pochi: i vantaggi del turismo
(sostengono i dissidenti) non si riscontrano (Farnese è peraltro priva
di attrezzature alberghiere) e le limitazioni imposte ai farnesani sono
eccessive rispetto ai modesti benefici.
La Selva si estende su
un'area di circa 2.300 ettari a ridosso di Farnese, al confine tra la
Toscana e il Lazio. Sorge su un plateau lavico riferito alla fase finale
di una intensa attività vulcanica.
La sua fama di "luogo
spaventoso" viene da lontano; già nel 1537 Annibal Caro, il
"confidente" culturale di casa Farnese, la descrive con
attributi da tregenda. A rincarare la dose ci pensano nel secolo scorso
i briganti della Maremma (sarà il regno incontrastato di Tiburzi) e i
racconti di chi l'ha frequentata o di chi si è perduto tra i suoi
boschi passando alcune notti all'addiaccio.
Perché così pericolosa?
Perché, sviluppandosi su una piattaforma, è priva di punti di
riferimento; inoltre i boschi, a volte impenetrabili, costituiscono
delle trappole naturali da cui è arduo uscire.
La Flora
La vegetazione si è
insediata su cumuli di sassi basaltici chiamati "murce" e si
presenta sotto forma di macchia mediterranea e di piante ad alto fusto.
Sono diffuse le quercine, come il cerro, il leccio e la roverella che
spesso raggiungono proporzioni maestose. Ad essi si uniscono aceri,
olmi, sorbi, carpine.
Il sottobosco, vario e
intricato, è ricco di prugnoli, biancospini, pungitopo, agrifogli,
corniole, vitalbe. In primavera si ha una fioritura spettacolare di
ciclamini, margherite, orchidee selvatiche e migliaia di altre specie
floreali.
La Fauna
E' ricca e selvatica. Si
possono scorgere lo scoiattolo dalla lunga coda bruno-rossiccia, la
poiana, le salamandre (presso le sorgenti Valderico), le sanguisuga,
l'orbettino che finge la morte alla vista dell'uomo, la spinosa, il
cinghiale.
Presenti anche il lupo, il
gatto selvatico, la volpe, la martora, la faina, la vipera aspide e le
gazze. Recentemente è stata immessa una coppia di caprioli, un tempo
frequenti abitatori della Selva.
La presenza dell'uomo
Selva impenetrabile, ma
frequentata dall'uomo, fin dal Paleolitico Medio (appena finite le
eruzioni vulcaniche). Pastori, taglialegna e carbonai hanno lasciato
ovunque i segni della loro presenza.
I resti più interessanti
si trovano nelle località Crostoletto, Rofalco, Strompia, Valderico:
tracce di capanne, fortificazioni, tumuli, muraglioni, cisterne,
villaggi, necropoli, depositi votivi, basolati che portano diverse
datazioni fino ai periodi etrusco e romano.
Consigli per l'uso
E' sconsigliabile
avventurarsi nella Selva da soli; meglio ricorrere all'assistenza delle
guide ecologiche facendo riferimento alla Riserva presso il Comune (0761
458741).
La visita nel mese di
maggio offre l'opportunità di partecipare all'annuale "Festa della
Primavera": escursioni guidate, giochi popolari, mostre di
fotografia e disegno, colazioni campestri, gimkane a cavallo, tavole
rotonde, esposizioni di prodotti locali.
Vincenzo
Ceniti
Tratto da "Tuscia
senza fretta", edito dalla Amministrazione Comunale di Farnese e da
Riserva Naturale del Lamone - 1998
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