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La rupe su cui sorge il
centro storico di Farnese, come dimostrato da vari oggetti ritrovati, è
stata abitata fin dall'Età del Bronzo Finale, bisogna però giungere al
medioevo per avere documenti scritti riguardanti questo paese. |
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Risalgono infatti all'XI
secolo le prime notizie della famiglia dei signori de "Farneto"
come allora veniva chiamata la località (dovuta forse alla vasta
distesa di una specie di quercia chiamata Farnia). |
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Con certezza nella metà
del XII secolo, il feudo di Farnese apparteneva al Conte Ranieri Di
Bartolomeo, in seguito venne compreso nella contea Aldobrandesca. |
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Nel medioevo le vicende
del paese sono legate a quelle della omonima potente famiglia: i Farnese
appaiono come condottieri degli eserciti di vari comuni (Orvieto, Siena,
Firenze) ed essendo Guelfi aiutarono l'opera di assoggettamento di
queste terre all'autorità papale combattendo contro la corrente
Ghibellina, ad esempio nella guerra del Cardinale Albornoz per la
riconquista del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia. |
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La famiglia però col
tempo cominciò a dividersi tanto che nel 1389 Giovanni e Sciarra di
Puccio Farnese, entrarono nel paese ed assediarono i loro parenti
Bertoldo ed i figli di Ranuccio rifugiati nella rocca. |
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Questo fatto sta alle
origini della divisione dei feudi farnesiani sancita nel 1537 con la
creazione del Ducato di Castro. Farnese e Latera con altri possedimenti
minori andarono a costituire un microscopico stato durato come tale fino
al 1658. |
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Soprattutto nella seconda
metà del XVI secolo con Bertoldo Farnese ed i suoi figli Galeazzo,
Fabio e specialmente Mario il paese ebbe una notevole fioritura ed
assunse un rilievo di grande importanza nei confronti dei grandi stati
del tempo. |
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I suoi signori comandarono
eserciti e si destreggiarono all'interno di diplomazie di Spagna, Stato
Pontificio (Card. Alessandro Farnese eletto papa nel 1534 con il nome di
Paolo III), Ducato di Parma e Piacenza (ove per diversi secoli hanno
governato come Duchi e Signori di quei possedimenti) e Repubblica di
Venezia. |
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Farnese venne abbellita di
edifici, chiese, conventi, opere d'arte, parchi e giardini a cui
lavorarono importanti artisti del tempo come Smeraldo Smeraldi, Annibale
Carracci, Orazio Gentileschi, Anton Maria Panico e Jacopo Barozzi detto
il Vignola. Grande attenzione fu dedicata allo sviluppo dell'agricoltura
con apposite regolamentazioni e privilegi ed alla creazione di opifici. |
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Nel 1658 il feudo di
Farnese venne venduto dal Duca Pietro alla famiglia Chigi ed Agostino ne
prese possesso col titolo di Principe. Il Principato sopravvisse
in piena autonomia fino al 1825 quando ritornò alla Camera Apostolica
senza grossi avvenimenti rinchiuso nella sua vita tranquilla e laboriosa
con qualche iniziativa: la polveriera a Salabrone, una ferriera, qualche
forno per la calce, qualche fornace per i mattoni ed un teatro nella
rocca. |
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Nel 1834 il feudo di
Farnese venne acquistato dal Maresciallofrancese De Boumont il
conquistatore di Algeri, in seguito nel 1856 pervenne ad Alessandro
Torlonia che lo tenne fino agli inizi del nostro secolo. |
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Il 19 ottobre 1867 a
Farnese avvenne uno scontro fra volontari garibaldini e soldati
pontifici. Lo scontro, durato circa tre ore coinvolse quasi trecento
volontari in maggioranza toscani al comando del maggiore garibaldino
Sgarallino, e diverse colonne di zuavi, soldati e gendarmi papalini. |
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Caddero in molti da
entrambe le parti, tra cui il tenente degli zuavi Duphornel a cui è
dedicata una lapide in francese sulla facciata di Palazzo Lucattini
(l'ultimo palazzo sulla destra dopo il cimitero), una analoga epigrafe,
opera del Guerrazzi, ricorda tre caduti garibaldini: Ettore Comparini,
Rocco Grassini, Natale Capannoli, tutti di Massa Marittima. |
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Nella seconda metà
dell'ottocento Farnese fu interessata al fenomeno del brigantaggio, sia
perché il suo territorio ben si prestava alla latitanza, sia perché
alcuni dei banditi erano nativi del paese. |
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L'ambiente della Selva del
Lamone, aspro e selvaggio, pieno di anfratti quasi inaccessibili e
sconosciuti era ideale per nascondersi e insieme ai monti di Castro si
rivelò rifugio e luogo di azione sicuro per i briganti. |
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A Farnese erano nati
Domenico Biagini, detto il Curato e Giuseppe Basili detto Basiletto che
venne poi ucciso dal Biagini il 14 luglio 1879 e furono entrambi
compagni del più noto dei briganti Domenico Tiburzi. |
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Diversi furono i briganti
sepolti nel vecchio cimitero di Farnese dopo l'autopsia effettuata nel
convento di SantUmano (San Rocco): i banditi Davide Biscarini, Vincenzo
Pastorini e Basiletto, un altro brigante noto col nome di Veleno venne
sepolto all'esterno del cimitero medesimo. Molti furono i farnesani che
vennero coinvolti come fiancheggiatori dei briganti in molti processi,
tra essi anche lo stesso sindaco Pietro Castiglioni. |
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Nel 1887 venne finalmente
condotta a Farnese (dopo diversi tentativi fatti in epoche precedenti),
l'acqua della sorgente "La Botte", realizzando un sogno
plurisecolare, venne infatti solennizzato il grande evento il 25
settembre 1887 con diverse manifestazioni religiose e civili, e con
l'inaugurazione della fontana monumentale in Piazza del Comune. |
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In questo secolo il paese
ha seguito il destino dei piccoli centri delle zone marginali per cui,
soprattutto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la popolazione è
andata pian piano diminuendo passando dai 3500 abitanti dell'inizio del
secolo agli attuali 2000 circa. |
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Testo di Giovanni
Antonio Baragliu |