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 Latera (VT)

Il restauro degli affreschi nella chiesa di San Clemente
Articolo di Emanuele Germani
da "La Loggetta" - Gennaio-Febbraio 2004

Il testo che segue è stato tratto da un intervento del prof. Fabio Sigismondi, tenuto il 28 dicembre 2003 nel corso di una conferenza nella stessa chiesa di San Clemente. Le foto dell'articolo originale apparso sul numero de "La Loggetta" di Gennaio-febbraio 2004, sono si proprietà dell'Istituto professionale per il Restauro "Ars Labor" di Roma.

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Suggestiva ed emozionante è stata la cerimonia di inaugurazione, domenica 28 dicembre scorso, dopo l'ultimazione dei lavori e interventi di restauro sugli affreschi delle mura perimetrali della chiesa collegiata di Latera, promossi dalla parrocchia di San Clemente.

La serata, organizzata e sponsorizzata  dall'Associazione "Card. Girolamo Farnese", ha donato ai lateresi e al numeroso pubblico, oltre alla presentazione dei lavori, anche uno splendido concerto natalizio del complesso strumentale di ottoni "Orvieto Brass Quintet" e la presentazione di un depliant divulgativo a colori su Latera e le sue chiese.

Alla manifestazione hanno preso parte numerose autorità del nostro territorio, dal vicario diocesano mons. Pietro Concioli alle rappresentanze del comune e al comandante della Sarvam di Viterbo col. Piero Nucci.
Gli interventi finora realizzati dall'istituto professionale per il restauro Ars Labor di Roma in Latera hanno avuto come oggetto dipinti su tela. La soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Lazio ha consentito anche il recupero degli affreschi della chiesa parrocchiale.
Ad operare sono stati gli allievi specializzandi nel restauro delle pitture murali, coordinati e diretti  dal restauratore, prof. Giuseppe Pittella, e dal direttore dell'istituto prof. Fabio Sigismondi. I risultati ottenuti gettano luce sulla costruzione dell'attuale edificio di culto (iniziata nel 1598) e sulla decorazione pittorica, non limitata alle sole parti perimetrali ma "continua" verso l'attuale presbiterio ed il catino absidale, dove sono stati osservati cospicui lacerti di pittura in fresco, in parte leggibili ed in parte ancora coperti da uno strato di scialbo.
La chiesa parrocchiale di San Clemente sostituisce un precedente luogo di culto, latitudinale rispetto all'odierno, e di epoca medievale. Le vestigia della pieve - così viene nominata - risultano in parte ancora ben rintracciabili nell'apparecchio murario della parete destra, sul lato esterno; l'antica facciata mostra caratteristiche tipiche dell'architettura religiosa rurale di epoca tardo romanica (secc. XII-XIII).
Il corpo di fabbrica della piece doveva comprendere sul lato destro un ambiente attiguo: è assai probabile che questo, già decorato in fresco e per questo riutilizzato nell'impianto dell'edificio attuale, sia stato trasformato - in virtù del mutato orientamento planimetrico della nuova costruzione rispetto alla precedente - nell'area del presbiterio e del catino absidale.
L'impianto murario di quest'ultimo - oggi nascosto dalla grande pala raffigurante Flaminio Annibali nei panni di San Clemente pontefice - si mostra difforme e rimaneggiato in più parti; le pitture appaiono redatte con molta cura e non risultano dimensionalmente coerenti con la angusta quinta scenica introdotta dal presbiterio; le figure - presumibilmente Bertoldo Farnese e la madre Isabella degli Atti, duchessa e reggente - si mostrano maestose, altere, caratterizzate prospetticamente e nel dettaglio: è forse la presenza dei ritratti della famiglia ducale che ha consentito la sussistenza di questo ambiente dell'antica pieve, altrimenti destinato all'oblio. La mano è felice: ben si colgono l'occhio e il colore tipici della tarda maniera.
Con l'ultimazione, nel 1550, del palazzo ducale, Bertoldo Farnese e la madre Isabella completano l'opera iniziata dal duca Galeazzo I. Tuttavia, se le pitture le ritraggono, non saranno loro a porre mano alla ricostruzione del luogo di culto, che toccherà invece ai figli di Bertoldo, Mario e Ferrante, a partire dal 1598. Inoltre, la presenza nel ciclo di affreschi sui pilastri perimetrali della figura di suor Isabella Farnese (1593-1651), a sua volta figlia di Mario e nipote di Bertoldo, ci fornisce alcuni interessanti termini di datazione.
Le pitture sui pilastri perimetrali hanno evidenziato sul lato destro la presenza di due figure molto care all'agiografia popolare: S. Agata e S. Orsola, precedute sul primo pilastro dal ritratto di suor Isabella  Farnese; sul lato sinistro una Annunciazione, risolta con le due figure (l'arcangelo annunciante sul pilastro alto, e Maria sul medio poste in paratassi. Il gusto prevalente è popolaresco, cromaticamente ricco nel dettaglio (le vesti), ma essenziale nel tratto; la figura dell'angelo, fra tutte le altre, mostra caratteristiche iconografiche tipiche del secondo '500.
Il problema cronologico è nel rapporto tra le pitture del catino absidale - di ottima mano e stilisticamente ascrivibili al terzo quarto del sec. XVI - e gli affreschi sui pilastri perimetrali, di minore importanza ma per stile ed impianto formale allusivi al pieno cinquecento. Tuttavia l'epoca della loro redazione non può che essere forzatamente successiva al 1598, anno di inizio dell'ampliamento e della costruzione della chiesa nell'attuale forma, e forse ancor più in là per la presenza del ritratto di suor Isabella Farnese, deceduta nel 1651.
Seppure vogliamo ritenere la figura di suor Isabella Farnese aggiunta in un secondo momento - come pure si evince dall'analisi stratigrafica dei riquadri, specialmente sulla destra campiti più volte - non è possibile salire oltre il primo quinquennio del sec. XVII. E' dunque evidente come le pitture dei pilastri perimetrali facciano parte di un progetto decorativo diverso da quello testimoniato dai lacerti del catino absidale, precedenti di almeno un cinquantennio.
L'attardamento stilistico che si legge nella composizione formale e cromatica dei riquadri è dovuto alla necessità di raccordarli ed integrarli alle preesistenti pitture, più raffinate, nonché tangibile tributo da parte dei figli alla famiglia Farnese. 

Articolo di Emanuele Germani
da "La Loggetta" n. 48 - gen/feb 2004, tratto da un intervento del Prof. Fabio Sigismondi, tenuto il 28.12.2003, in una conferenza nella stessa Chiesa di San Clemente.

 

 
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