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Latera
(VT)
Il miracolo della
Madonna
"che ha aperto i ll'occhie"
Articolo di Dario
Tramontana
da "La Loggetta" - Marzo-Aprile 2005
Era
il primo marzo del 1875 quando alcuni bambini, entrati in chiesa per
pregare, videro la Madonna, raffigurata sulla pala dell'altare, aprire
gli occhi. La tela del miracolo, che rappresenta la Natività, si venera
tutt'oggi nella chiesa di San Giuseppe, originariamente dedicata a San
Salvatore.
Allora
tutto il paese gridò al miracolo e la notizia in breve tempo
oltrepassò anche i confini della vicina Toscana e dell'Umbria, rendendo
Latera luogo di pellegrinaggio di una folla orante e commossa.
Da quel lontano giorno di
130 anni fa, ancora oggi si festeggia questo prodigio che venne
documentato all'epoca dalla testimonianza dell'allora prevosto e parroco
della chiesa collegiata dei Santi Martiri Giorgio e Cristina, don
Domenico Daddi. Testimonianza che i giovani del comitato della festa
vogliono rendere pubblica con questa motivazione:
"...per tramandare
ai posteri la memoria del miracolo e per rinnovare così sentimenti di
vera e autentica fede cristiana, in modo che tutti ritornino ad una più
spiccata devozione alla Madonna 'che ha aperto i l'occhie' come viene
affettuosamente ricordata nel tipico dialetto laterese della tradizione
popolare". Ecco dunque il testo:
"Nel nome SS. di
Dioe così
sia. Qui sottoscritto Prev. e parroco in questa insigne Chiesa
Collegiata dei SS.MM. Giorgio e Cristina in Bolsena, dichiaro e faccio
fede, se occorra anche con giuramento, che essendo stato nella terra di
Latera a venerare l'effigie di Maria SS. dipinta in un quadro
rappresentante la Sacra Famiglia e la nascita del Divin Redentore, che
già per certa notizia confermatami da moltissime persone di questa mia
Parrocchia, sapeva il prodigio del movimento d'apertura dei suoi SS.
Occhi, postomi dinanzi al S. Altare, appoggiato sulla mensa di quello, e
perciò in piccola distanza e perfezionata la mia vista con occhiali,
coi quali potea discernere anche le più minime cose, vidi quanto
appresso:
Giunto alla Chiesa del
prodigio dalle ore 4 pomeridiane, fino alle 7.30, osservai sollevarsi le
palpebre di detta immagine sino a mezzo occhio, e per una o due volte
aprirsi gli occhi perfettamente, specialmente quello sinistro, per la
quale apertura ebbi la sorte di esaminare l'intera pupilla, che era di
color nero, ed il bianco intorno velato di color azzurro, flettente una
luce piuttosto scura esprimente (per quanto mi sembrò) l'occhio di una
persona profondamente addolorata, sommamente compassionevole.
Questo prodigioso
fenomeno lo vidi ripetersi moltissime volte e frequentissimamente
durante il canto delle litanie ed anche dopo, nel corso di tre ore
continue.
Ritornai alla Chiesa
dinanzi alla stessa immagine verso le ore 8.30 di notte, dalle 8.30 fino
alle 10.30 non potei osservare alcun altro movimento e vidi che
l'immagine sulla fronte e sul volto aveva perduto il leggero colore
roseo di prima e quella vita (per così esprimermi) che aveva nell'atto
del prodigio, ritornando ad essere una semplice e morta pittura.
Verso le ore 10.30
dell'istessa notte, intesi il grido e gli evviva del numeroso popolo ivi
stipato e intesi quei distinti movimenti di occhi Essa ripetere. Io non
potei vedere quasi nulla, sia perché i cristalli dei miei occhiali
vergevano i raggi dei ceri ivi accesi che mi colpivano alquanto la S.
Immagine, sia perché avea perduta la primiera posizione, essendomi
ritirato in un punto dell'altare per riposare e sedere per la somma
stanchezza che sentiva di quella giornata dall'essere venuto a piedi e
pellegrinando con circa 60 miei parrocchiani alla vista di detta S.
Immagine.
Posso attestare che
qualche volta, fattomi largo tra la folla, animato dalla viva
espressione di quella, vidi quei meravigliosi occhi aprirsi e fermarsi a
mezza vista a guardare il suo popolo divoto circostante con un volto
veramente materno.
Tralascio tutti gli
altri fatti avvenuti nel tempo della terza messa celebrata da me, dal
Reverendo Signor canonico Pompei e dal Signor Arciprete di detta terra
non voglio citarli benché certi non essendovi io testimone oculare.
Molti che assistevano alla S. Messa videro ripetersi quei
prodigiosi movimenti.
Ciò che posso
aggiungere ai fatti sopra espressi e che posso con tutta certezza di
fatto assicurare veduto con gli occhi miei si è che prima di partire e
far ritorno alla mia residenza di Bolsena, ritornai a dare un ultimo
addio a quella amorosa immagine di Maria e nel momento in cui mi posi in
ginocchio sull'ultimo gradino del presbiterio per salutarla, ravvisai il
volto della Miracolosa Effigie di color anche più rosso del giorno
innanzi e mi parsi vedere un moto in quei suoi benedetti occhi.
Allora chiamando gli
altri di mia compagnia ci avvicinammo tutti all'Altare ed io postomi
come il primo giorno a rimirarla, manifestamente vidi aprire quasi
totalmente gli occhi e trabalenare in quelle dolci pupille la
riflessione della luce, volgentesi ai due lati, come di chi naturalmente
muove il bulbo interno dell'occhio per vedere oggetti esistenti nelle
opposte parti.
Tanto per la pura
verità in certa scienza e coscienza menando in fede il presente della
mia firma e parrocchiale sigillo. Seguono le firme di tanti altri che
videro o in tutto, o in parte i prodigiosi fenomeni sopra
espressi."
Testimonianza scritta,
marzo 1875.
Articolo
di Dario Tramontana
da "La Loggetta" n. 55 - mar/apr 2005
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