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Aspetti geomorfologici
- La Caldara |
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Foto aerea della Caldara
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Istituito con legge
regionale n. 64 del 26 settembre 1988 il Monumento Naturale della
Caldara ha una estensione di 90 ha, di proprietà dell'Università Agraria
di Manziana, ed è situato alle estreme propaggini sud-occidentali del
complesso vulcanico Sabatino. |
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Per garantire una
fruizione compatibile con il rispetto dell'ambiente sono state create
due zone: la zona A considerata a maggior tutela, affinché si possa
osservare e studiare l'evoluzione del sistema naturale; la zona B , che
comprende la restante parte della riserva, destinata a scopi turistici e
di puro svago, nonchè a diverse attività di tipo didattico-educative.
L'area vulcanica Sabatina
si estende per alcune centinaia di kmq occupando un vasto settore del
Lazio centro-settentrionale. Con le sue caratteristiche formazioni
idrogeologiche testimonia le intense attività vulcaniche, avvenute poco
meno di un milione di anni fa.
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Il nome Caldara
probabilmente deriva dal gergo popolare che assimila questo ambiente
caratteristico ad un pentolone d'acqua bollente, ovvero un calderone.
In questo comprensorio le temperature medie massime mensili sono
comprese tra i 9,3°C, nel mese di gennaio, ed i 31,9°C, nel mese di
luglio; mentre nei mesi invernali le minime normalmente non scendono al
di sotto dei 5°C. Le precipitazioni medie annue possono raggiungere i
970 mm, i valori massimi si hanno nel mese di novembre. |
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Aspetti geomorfologici
- Fenomeni idrotermali. |
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L'attività vulcanica del
complesso Sabatino si è protratta per un lungo arco di tempo che va dal
Pliocene superiore al Pleistocene. E' però soltanto al termine di una
lunga fase di quiescenza che una generale ripresa dell'attività
vulcanica segna l'inizio di quello che costituisce il vero e proprio
vulcanismo sabatino, tra 900 e 500 mila anni fa. |
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Il Monumento Naturale
della Caldara tutela una depressione di origine vulcanica. Nel sito
affiorano depositi di ignimbrite, un accumulo vulcanico formato da
frammenti rocciosi di varia natura, rocce vetrificate, cristalli e
pomici saldatisi tra loro al momento della deposizione, a temperature
oltre i 500°C. |
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L'ignimbrite si forma in
seguito ad una nube ardente, un tipo di eruzione vulcanica esplosiva. Si
verifica quando i gas ad altissime temperature fuggono dal condotto
vulcanico con estrema violenza trascinando con loro i frammenti delle
rocce sottostanti e minerali allo stato fluido. |
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Fenomeni legati
all'attività di un vulcano sono anche quelli che caratterizzano la fase
di estinzione. Vengono considerati estinti quei vulcani che da qualche
millennio non danno manifestazioni di sorta. |
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Nell'area centrale della
Caldara è presente una polla che costituisce un affascinante e peculiare
fenomeno postvulcanico. Le manifestazioni idrotermali e gassose
consistono principalmente nell'emissione di notevoli quantità di due
tipi di gas: anidride solforosa e anidride carbonica. Questi gas, che
continuano a risalire dal profondo, sono responsabili di quei fenomeni
che sembrano far ribollire l'acqua o il fango di polle e laghetti. |
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L'acqua fredda, meteorica
o di falda, scende in profondità lungo le fessure muovendosi entro rocce
permeabili; durante il suo tragitto si miscela ai gas rilasciati dalle
rocce e se ne arricchisce mineralizzandosi. Può incontrare, inoltre,
zone con attività vulcanica residuale ad elevata temperatura e
surriscaldarsi senza però passare allo stato di vapore a causa della
forte pressione esistente in profondità. L'acqua riscaldata, meno densa
dell'acqua fredda circostante, risale verso l'alto lungo ogni possibile
via d'uscita. |
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Infine giunta in
prossimità della superficie, per la bassa pressione e per il rilascio
dei gas inizia a "gorgogliare". In superficie la temperatura dell'acqua
nella sorgente della Caldara è di circa 20°C. |
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L'acqua mineralizzata,
ricca soprattutto di composti dello zolfo come l'anidride solforosa,
incontra le acque superficiali di origine meteorica più ossigenate dando
luogo al processo di deposizione dello zolfo. Lo zolfo elementare,
depositandosi, assume quel caratteristico colore che va dal bianco, al
grigio, al giallo e quell'inconfondibile odore che accompagna ogni
visitatore nelle passeggiate alla Caldara. |
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Aspetti geomorfologici
- La "torbiera" |
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Camminando nel centro
della depressione possiamo accorgerci che ai nostri passi il terreno è
morbido e risuona come se fosse vuoto. Questa sensazione ci indica che
sotto i nostri piedi non c'è una roccia dura, ma un accumulo do sostanze
organiche che col tempo si sono compattate, dando origine ad una sorta
di torbiera. |
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La torbiera
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La Caldara, con la sua
forma a conca, tende a trattenere le acque meteoriche trasformandosi
presto in un ambiente palustre. Con il tempo, la massa vegetale che
muore, i materiali portati dai piccoli corsi d'acqua provenienti dai
rilievi circostanti, si depositano nel centro della depressione.
L'ambiente ricco d'acqua innesca dei processi chimici che gradualmente
arricchiscono di carbonio la sostanza vegetale sepolta, creando
contemporaneamente la perdita progressiva degli altri elementi chimici
vegetali (ossigeno, idrogeno e azoto). |
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La torba è un carbone
fossile e viene utilizzata come combustibile. Essendo di formazione
recente, è povera di carbonio, quindi di calorie ed è all'inizio di un
processo che la potrebbe portare, in circa due milioni di anni, a
diventare lignite, combustibile fossile ricco di carbonio. |
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Questo tipo di ambiente è
l'esempio di come la natura ci metta a disposizione energia da poter
usare gratuitamente; ma bisogna ricordare che i tempi con cui si
accumula questa energia sono molto lunghi. Spesso si fa uso delle
risorse naturali maggiore di quanto la natura sia in grado di produrre,
portandole all'esaurimento. |