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  Monterosi (VT)

Itinerario naturalistico
Tratto dal sito ufficiale del Comune di Monterosi
www.comune.monterosi.vt.it

 

 

Il nome del lago di Monterosi, Janula, risale probabilmente all'antichità, dal nome romano di Giano, Dio degli interessi; è situato al bivio tra la Cassia Cimina e Viterbese.
Fu menzionato per la prima volta in una bolla di Papa Innocenzo III del 1203, come" piscaria in Janula".

Nei pressi del lago si trovano nella preistoria i primi insediamenti, poi però questi gruppi di uomini si spostarono nelle zone che circondavano il lago. Circa un milione di anni fa, nel Nord dell'attuale regione laziale, si verificò l'inizio di manifestazione vulcaniche, ultimi fenomeni legati a immensi movimenti della terra che, in epoche geologiche più antiche, avevano determinato la formazione degli Appennini. Queste attività vulcaniche iniziate nei dintorni di Bolsena, continuarono, con alterne fasi subaree e subacquee, formando vari coni vulcanici sia sui monti Cimini che sui monti Sabatini e modellando l'attuale aspetto della zona.

In questo paesaggio, molto interessante dal punto di vista naturalistico, si è formato il lago di Monterosi che occupa una depressione craterica la cui origine risale a circa 9.000 anni fa.

I primi depositi lacustri, consistenti in ceneri e lapilli, hanno un'età di almeno 24.000 anni e formarono uno Strato impermeabile che trattenne le acque provenienti sia dall'atmosfera che dalla falda acquifera sotterranea.

 

Dagli studi idrogeologici risulta che il bacino lacustre mancando di immissari, è alimentato nel sottosuolo da una falda acquifera. In superficie, l'unico apporto di acqua al lago è dato dalla sorgente di "Papallione" e dalle piogge.

Il lago di Monterosi per le sue particolari caratteristiche, è stato oggetto di studi da parte di geologi sia Italiani che stranieri e il suo interesse è tale che il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali ha dichiarato la "Conca del lago di Monterosi" area di notevole interesse pubblico.

Situato al bivio tra la via Cassia Cimina e la SS. Cassia, in una conca dalle brulle sponde degradanti a nord-ovest, e piatte e incorniciate da vegetazione acquatica a sud-est, dalla superficie variegata per il Contorto affiorare di una flora invadente, si presenta, nel pieno dell' estate con l'aspetto di uno stagno agonizzante.
Ma nella stagione invernale, tonificato dalle piogge che affondano la vegetazione galleggiante e dal freddo che fa andare in letargo il tappeto delle ninfee, in una giornata di lieve tramontana o magari dopo uno spruzzo di neve.. eccolo di nuovo azzurro nel suo nitore di laghetto vulcanico che offre immagini di altre epoche.

Ci auguriamo che l'accuratezza degli studi per la sua salvezza, unita al pizzico di fortuna di cui sempre necessitano le umane decisioni, ispirino soluzioni che consentono a noi e alle future generazioni di continuare a specchiarsi in limpide, profonde e azzurre acque del Lago.

Il nome del più bello di tutti i fiori prodotti da piante acquatiche ricorda le Ninfe, divinità minori della mitologia greca, magiche creature, a metà strada tra la natura divina e quella umana, che abitano nell'acqua delle sorgenti, dei fiumi o dei laghi.

La Ninfea è un genere che comprende circa 50 specie di piante acquatiche con radici rizomatose, affondate In acque tranquille e abbastanza profonde. Esse sono perenni, a riposo invernale e, nel periodo vegetativo, emergono solo con grandi foglie galleggianti e vistosi fiori che possono esistere in un'ampia gamma di colori.

La varietà originaria del lago di Monterosi è la" Njmphaea alba", indigena dei nostri climi e di tutta Europa. Circa 50 anni fa, secondo le testimonianze, una fascia rigogliosa di ninfee bianche cingeva completamente il lago, ma già verso il 1960 molte di esse erano scomparse, probabilmente a causa della Progressiva diminuzione del livello delle acque. La successiva introduzione di una specie esotica di Njmphaea, la Njmphaea Lotus, di colore rosa, originaria del Nilo, ha fatto regredire la Ninfea bianca, meno rustica, che oggi appare quasi del tutto sostituita dalla nuova specie.

 

Marzo, tempo di ripasso, tempo di migrazione: sul lago di Monterosi volteggiano branchi di marzaiole e martin pescatore, mentre in canneto appartato una coppia di germani reali canta sommessamente alla primavera incipiente. Non è un sogno, era la realtà di trenta quaranta anni fa.

Ora non è più così: le strade, le luci delle automobili, l'assenza di canneti disturbano questi animali migratori che solo sporadicamente si fermano per una breve sosta nelle acque pur limpide e non inquinate del lago. I mestoloni e addirittura i fistioni turchi, specie ora scomparsa praticamente anche in Italia, e che da queste parti chiamavano i cardinali, per il bel becco color amaranto cardinalizio, trovavano il loro rifugio nel lago.

Ora non ci rimane che ammirare, nelle giornate "pazze" di marzo, quando il sole all'improvviso squarcia le nuvole nere di pioggia, qualche branchetto di moriglioni o caporossi che sfidano i rumori e la civiltà del duemila, riesce ancora a trovare un angoletto tranquillo sul lago di Monterosi.

www.comune.monterosi.vt.it

 

 
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