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 Oriolo Romano (VT)

Storia: documento del 1591.
"Descrizione dell'origine e principio del Castello detto Oriolo" 

PREMESSA

Il seguente documento risale al 1591 ed è una descrizione dettagliata delle origini e dei primi sviluppi dell'abitato oriolese. Vi è indicata chiaramente l'opera di disboscamento della Silva Mantiana, la stipula dei primi contratti di affitto tra il proprietario ed i coloni, la provenienza dei primi abitanti, una possibile derivazione del nome, la presenza dei resti romani, la costruzione del palazzo, della chiesa e di servizi pubblici, i mezzi di sostentamento della comunità e della parrocchia, le caratteristiche dell'economia locale.

Il documento è di facile trascrizione, ma per renderlo ancora più accessibile è stato trascritto, con la consapevolezza dei rischi che una simile operazione comporta, con una diversa punteggiatura e divisione dei periodi, mentre alcune parole desuete sono state sostituite con altre equivalenti di uso corrente.

Il documento è tratto da manoscritti originali dell'Archivio Santacroce in Roma, a cura di Giuseppe Rotili e Francesco Stefani, su opuscolo edito dalla Associazione Pro-Loco di Oriolo Romano nel mese di ottobre 1993.

DESCRIZIONE DELL'ORIGINE E PRINCIPIO DEL CASTELLO DETTO ORIOLO

La Mantiana è una selva densissima e grande che sotto vari modi circonda più di cinque miglia; e ne resta solamente il nome in una parte che possiede l'ospedale S. Spirito di Roma e in un'altra parte che possiede l'illustrissimo Giorgio Santacroce, padrone di Viano, discosta da Roma ventiquattro miglia.
La parte di S. Spirito prende a mezzogiorno. In un angolo, detto la Fiora, nasce quel bel capo d'acqua che, congiungendosi con l'acqua Venere a Vigarello sopra il lago di Bracciano, fu dai romani antichi condotta a Roma, e se ne vedono vestigia per tutto il tratto del viaggio che faceva.
La parte che possiede il Giorgio Santacroce sta in alto, è piana per la maggior parte con alcune colline, è posta a tramontana e sono circa milleduecento rubie di terra, la quale per maggior parte fu disselvata, è lavorativa e amena, ma patisce di acqua assai.
In questo loco, lontano tre quarti d'un miglio dalli confini di S. Spirito e di Monterano, sta il Castello di Oriolo, assai bello e dilettevole per i principi, che si vedono delle strade ben ordinate. E se ben ora è abitato da poveri omini che non hanno potuto far edifici adornati, si spera che in breve tempo ne apparirà qualcuno.
L'origine di detto loco fu il 18 aprile 1560, che alcuni omini di Parrano, contrada di Orvieto, per la sterilità del paese loro, promisero al Signor Giorgio, per contratto rogato da Ser Pietro Spanes di Viano, venire con le loro famiglie ad abitare in detto loco, li nomi dei quali sono Giovanni de Megatello, Paolo Monterallo, Marco di Tomasso.
E cominciarono l'anno a disselvare la selva a fabbricar capanne, e avendoci l'anno seguente raccolto buon frutto, cominciarono a condurre le famiglie.
Età 19 maggio 1562 femo col signore nuovo contratto, rogato dal medesimo notaro, con alcuni capitoli da osservarsi tra loro. Così sono concorsi altri abitatori, che sino al presente, che semo nell'anno 1591, ce ne sono circa centocinquanta famiglie e sono vive circa ottocento anime.
Fu questo loco e questi omini per molti anni capanne e capannari, perché abitorno gran tempo nelle capanne, le quali erano talmente fabbricate che parevano case. E tal'una voleva 70 scudi, senza materia di legname che lo comperavano, ma poi essendosi fabbricate molte case di valuta 300, 400 e 1000 scudi.
Si è lasciato poco a poco il nome di capanne e da tutti è nominato il Castello dell'Oriolo, perché quel sito aveva tale nome anticamente da una fonte, che ci è in un fosso in mezzo del castello. Si può credere che tale nome sia nato per similitudine dell'Oriolo che in lingua vianese e di quelli lochi vicini significa un male che suol venire nell'occhi come cataratta all'omini e alle bestie, onde ne diventavano ciechi. A tempo così la fonte, e per la densità dell'arbori e perchè spesso l'acqua si nascondeva, li pastori la nominavano che avesse d'oriolo, e ne sia poi restato il nome per sempre.
All'accomodare detta fonte si sono trovate alcune medaglie di poca valuta, e da non tenerne conto di Re greci, ma per le campagne si sono trovate due medaglie d'oro d'Arcadio e Onorio imperatori. Si sono ancora trovate due statue assai vaghe e belle, una Diana cacciatrice alta cinque palmi, l'altra di Venere ignuda che esce dal bagno alta che due palmi e mezzo, della quale si è trovato scudi 200 se si fosse voluta vendere. Si sono ancora trovati fragmenti d'altre statue, dal che si può considerare che quelli lochi siano stati abitati altre volte, che ci si vedono vestigi in molti lochi, ma poca quantità di sassi tra le ruine appariscono.
Passa per il mezzo dell'Oriolo la strada maestra selciata che da Roma per via Braccianese va a Viterbo, la quale è più piana e comoda di quella di Baccano e Ronciglione, ma per mancamento di osterie non è frequentata.
L'abitatori dell'Oriolo sono per la maggior parte da Parrano e lochi vicini, contado di Orvieto, gente quieta e divota. Ce ne sono ancora fiorentini, lombardi, bolognesi, romagnoli e ugubini, ma pochi e poveri più dell'orvietani. Sono molto divoti, quasi ciascuna famiglia ha pigliato un santo per protettore, e fa la sua festa di modo che in tutta la festa si celebrano molte messe. Non hanno entrata pubblica e bisogna che dalle fatiche loro paghino tutti li dazi, e altre spese che convien fare.
Per comodità delli abitatori il signore ci ha fatto a sue spese due fontanili, uno nel loco stesso della fonte stessa detta Oriolo, l'altro discosto un miglio per comodità delle bestie, che in questo possono bevere cinquanta bestie insieme comodamente, e vicino vi è circa dieci rubia di terra a prato, molto comoda per pascoli. Si è speso in ambedue queste fonti scudi trecento.
Ha fabbricato ancora una chiesa dedicata a S. Giorgio Martire, con due case comode per due sacerdoti. Fu prima cominciata una cappelletta a 25 di gennaio 1564 nel giorno della conversazione di S. Paolo, la quale cappella ora stà sotto la sacrestia.
Ma essendo poi cresciuto il popolo fu fabbricata la chiesa e fu dotata de scudi sedici l'anno, rubia quattro di grano, due botti di vino, di sei some l'una e, con licenza di Monsignore Reverendissimo Vescovo di Viterbo il signore Carlo Montigli, si è fatto giuspatronato, come appare per istrumento rogato da messere Antonio Tignosini di Viterbo e ser Vittorio Rischiara di Viano a 10 Dicembre 1577.
Fu eletto per il primo parrocchiano, e ancora vive, don Camillo Allegri d'Arezzo di Toscana, il quale, per l'elemosine e altri straordinari del benificio ha bene accomodati due suoi nipoti, nè si dice questo per calunniare il detto don Camillo, ma per mostrar l'entrate straordinarie. Oltre il parrocchiano il Signore tiene in casa un prete, e vuole che si tenghi continuamente per servitio della chiesa, e per avere la messa a sua comodità senza disturbar il popolo.
Nella festa di S. Giorgio, a 23 Aprile, si fa in quel luogo una fiera che tuttavia va crescendo. Al dì 10 d'Ottobre 1577 Monsignore Scipione Santacroce Vescovo di Cervia e Signore di Viano benedisse la campana, et a 16 di Maggio 1579 il Monsignore Scipione Santacroce con licensa del vescovo di Viterbo benedisse la chiesa del cimitero.
Al dì 15 Novembre 1576 il sopradetto Vescovo di Viterbo fece la prima cresima in quella chiesa e furono cresimati duecentoquattro persone. A 10 e 11 di Maggio 1590 il medesimo Vescovo di Viterbo fece la seconda volta la cresima in quel luogo e furono cresimati trecentotrentasei persone, e più ne saranno concorsi se fusse stato in giorno di festa.
Ha speso il detto Signore Giorgio in questa chiesa scudi millecinquecento. Nella quaresima si conduce il Predicatore, quale predica ogni giorno. Ha similmente fabbricato il detto Signore nella via pubblica vicino alla chiesa una casa comoda hostaria, nella quale ha speso scudi millecinquecento, e suole affittarla scudi centoventi l'anno con la giurisdizione che possa far la pizzicaria, e altri non possino tener per vendere robbe da magnare eccetto nelli giorni che si fa la fiera delli 20 d'Aprile per tutto li 28, che all'hor a ciascuno è libero di poter vendere quel che vuole. Fu cominciato a fabbricarsi la detta casa al 17 di Aprile 1566.
Ha fatto ancora un forno nel castello, cioè nel poggio, che si suole affittare insieme con la giurisdizione nel far pane per vendere per scudi 80 l'anno. Si è speso nel fabbricare detto forno circa scudi quattrocentocinquanta. Per il castello ci sono molti altri forni fatti dalli vassalli, e si concede che, per uso loro, possino cuocer il pane in quel forno sintanto vogliono, sintanto che si farà nuova dichiarazione.
Oltre di questo per comodità delli habitatori si è fatto una mola da grano, con una vasca da pugnar i panni de lana nel loco dove lì'acqua del Biscione entra nel Mignone discosto dall'Oriolo due miglia e mezzo, e è bisognato serrare il fosso del Mignone con muro grosso in fondo palmi trentadue per alzar d'acqua palmi trentaquattro. Si è speso in questa fabbrica scudi duemiladuecento, e si suole affittar centosettantacinque rubie di grano.
Havendo li abitatori dal principio della loro venuta fatto le capanne disunite e sparse, e con poco ordine, il Signore ha procurato con molta amorevolezza che si unissero più gente che si poteva insieme, che senza perder quello che havevano fabbricato potevano e havevano bisogno di fare stanza nova.
Poco a poco si sono ridotti in un poggetto circa cinquanta famiglie, che hanno fabbricato le case una congiunta all'altra, e tuttavia molti altri habitattori si indurrano nel medesimo loco, perché si è cominciato con bastioni di terra prima e poi con muro a circondare detto loco per darli nome di castello, e detto muro fu cominciato a dì primo di Dicembre 1587 e ne fu fatto istrumento da Messer Aristotele Nardini da Capranica.
Le strade del castello sono esposte per linea retta a mezzogiorno e tramontana e le strade traverse a levante e ponente. In detto luogo ci si lavora cristallo finissimo poco inferiore al Venetiano e Bastiano massaro dall'Altare, castello nel Monferrato, fa tale impresa per l'abbondanza delle legna che si trova.
In questo loco nell'ultima parte verso tramontana il Signore Giorgio sudetto ci fabbrica un palazzo in fortezza con quattro baluardi bene ordinati per ornamento più che per combattere, perché in detti baluardi sono stanze nobili per habitatori e il sito di sua natura non è forte havendo altre colline vicine che lo superano. Con tutto ciò se bene ancora non è condotta la fabbrica ha termine che si possa la gente serrar dentro, ha fatto non dimeno all'habitatori gran servitio, in questo anno 1590 che essendoci venuti circa duecento banniti per pigliarlo e fermavisi qualche giorno tutte le donne si sono salvate con le loro robbe dentro, e stando la casa con buona guardia li banniti si partirono.
La detta casa e palazzo fù cominciata a 19 di Marzo 1578. La faccia da mezzo giorno con li due baluardi è longa trantacinque canne, la facciata di levante con li due baluardi è longa quaranta canne. Si era speso nella fabbricata per tutto l'anno 1590 scudi sedicimila, ma non è finito se non la metà. Dietro alla detta casa verso ponente si è dato principio a fa una possessione e giardino assai grande.
Si è cominciato, molti anni sono, a creare ufficiali del popolo e dar forma de buon governo. Età 24 di Dicembre 1570 il Signore concesse all'Università che facessero per arme e sigillo un pellicano che nutrisce li figli con sangue proprio del petto suo con un motto "UT SANGUINI NON PARCIT VERUS AMOR".
Tengono il berbiere e maestro di scola a spese communi. Hanno dato principio di fare un palazzo per il pubblico dove starà il Podestà (Birri), pregioni, barbiere, maestro di scola e il predicatore la quaresima con tutte le commodità possibili e sotto vi sarà una cisterna grandissima. Li detti hommini hanno fatto una gran quantità di vigna, che quando fusse una buona raccolta d'uva dariano al Signore per risposta cinquanta e settanta botti di vino.
Pagano la quinta parte per risposta al Signore di tutto quello che raccoglieno de biade, grano e vino, ortaglia e ciascun altro frutto. Delli prati pagano tanto grano per quanta terra godeno, ma quelli prati alla fonte de Serrali si godeno tutto il tempo di state e d'inverno. L'altri prati della Follonica non possono goderli se non per raccoglierne il fieno, che il Signore vende li pascoli dell'inverno.
Non è da tacere che, vedendosi il concorso delli habitatori che continuamente venivano, Venanzo muratore da Costacciaro ha fabbricato molte case alla ventura, siccome sogliono far li calzolari e altri artegiani, che tengono li lavori fatti in bottega, e tutte le ha vendute, e si può dir ch'egli habbia fatto la maggior parte del castello.

Il documento è tratto da manoscritti originali dell'Archivio Santacroce in Roma, a cura di Giuseppe Rotili e Francesco Stefani, su opuscolo edito dalla Associazione Pro-Loco di Oriolo Romano nel mese di ottobre 1993.

 

 
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