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Piansano
(VT)
La loggia del palazzo
Fabrizi di Fulvio Ricci
da "La Loggetta", n. 50 - maggio/giugno 2004
Il monumento maggiormente
caratterizzante l'architettura storica di Piansano è senz'altro
l'attuale palazzo comunale, già palazzo Fabrizi - nobili romani che
avevano in enfiteusi dalla camera apostolica i territori di Piansano e
Arlena - con la sua tipica ed insolita loggia.
Quest'ultima, databile al
XVIII secolo, è un tipico episodio dell'artificio barocco e si pone
all'attenzione degli spettatori per la sua bizzarria: i pilastri e le
colonne che sostengono le tre arcate sono accompagnati da altrettanti
pilastri scolpiti a forma di figura umana, posti a sostegno di capitelli
corinzi portanti due leoni e due figure di paggi semiaccovacciati.
I due pilastri
all'esterno, sormontati da due leoni, presentano una coppia di figure
femminili poste schiena contro schiena rozzamente panneggiate. La figura
più esterna, sul lato destro, è in atto di mordersi le dita della mano
destra come in un gesto di terrore. I due pilastri centrali sono,
invece, singole figure maschili il cui panneggio lascia il corpo in gran
parte nudo; i due paggi che li sormontano sembrano esprimere un
sentimento di terrore indotto da qualche misteriosa ragione che
rimane a noi preclusa.
La cifra stilistica delle
sculture si evidenzia chiaramente come propria della bottega di un
modesto scalpellino, peraltro nemmeno impegnato a dare una
completa finitura superficiale che mostra chiare le tracce della gradina
(lo scalpello dentato utilizzato per il primo intervento di
sbozzatura delle sculture). Molto più complesso è invece il
significato simbolico implicito a questo complesso; un significato che
per la totale assenza di documentazione storica ci rimane finora
precluso.
E' invece certo il fatto
che la decorazione della loggia rientra nella categoria critica, così
intima e connaturata nell'architettura e nella scultura barocca del
"Capriccio". Il concetto anticlassico che viene a coincidere
con le fantasie e le bizzarrie del barocco che il grande critico d'arte
neoclassico Quatremere de Quincy definiva agli inizi dell'Ottocento:
"... privo di necessità e di giustificazione razionale".
Quest'ultimo ed altri
trattatisti neoclassici denunciano con veemenza queste deroghe ai cinque
ordini classici di Vitruvio nell'architettura elaborando il concetto di
"abuso", in quanto "... pratica viziosa introdotta da
artisti irragionevoli e seguitate da artisti balordi...".
Ma la seria opposizione di
tutti i trattatisti neoclassici alle licenze del barocco attinge in modo
particolare a valutazioni teoretiche, che vedevano nella vitalistica
libertà creativa dell'artista non solo la deroga al codice artistico
classicista, ma, dato ancora più importante, l'inserimento nelle opere
d'arte di significati misteriosi e simbolici che evocano contenuti
esoterici ed occultistici, talvolta non ortodossi, spesso minaccioni.
Ad una prima lettura della
loggetta dell'ex palazzo Fabrizi, in attesa di poterne approfondire lo
studio, sembra individuarsi un allegorismo vagamente minaccioso, un
messaggio di affermazione di un potere signorile forte ed autoritario
che tende a creare una netta separazione tra il palazzo e i suoi
abitanti e il resto della comunità cittadina.
Articolo
di Fulvio Ricci
da "La Loggetta" - n. 50 - mag-giu 2004
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