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 Proceno (VT)

Un antico affresco nella chiesa di San Martino
Articolo di Gabriele Mannaioli
da "La Loggetta" - n. 48, Gennaio-Febbraio 2004

Nei pressi dell'antica Porta Romana si erge la chiesa dedicata a San Martino. La chiesa anticamente faceva parte del convento dei padri minori conventuali, oggi non più esistente, e fu edificata approssimativamente intorno alla metà del secolo XIII.

Intorno al 1954 fu liberata dalle superfetazioni ottocentesche e furono ripuliti i vari affreschi che ancora oggi vi sono conservati. I dipinti murari sono perlopiù avanzi degli originali e si trovano in numero maggiore sulla parete della navata destra.

Tra questi avanzi spicca quello che secondo pareri autorevoli denuncia una qualità non comune e che rappresenta "Madonna in trono con Bambino benedicente". In origine il dipinto si trovava al centro dei due avanzi esistenti a poca distanza da questo, raffiguranti una santa di difficile identificazione a destra e San Giovanni Evangelista a sinistra, che introduce al cospetto divino un personaggio oggi non più identificabile, oggetto della benedizione del bambino.

Durante i lavori ottocenteschi sopra menzionati successe che questo affresco venne a trovarsi in prossimità di un pilastro od una colonna, aggiunta in quell'occasione, che occludeva il dipinto alla vista. Allora fu staccata la porzione di affresco riguardante la Madonna e il Bambino, considerati più importanti, e rimurata più a sinistra insieme ai conci della parete. Quindi l'affresco si presenta oggi con i due santi nella posizione originale e con la Madonna invece su un'altra porzione della parete.
Questa operazione era descritta da un'iscrizione posta vicino all'affresco, che purtroppo è andata perduta, come è andata perduta l'altra iscrizione che rivelava la data ed il nome del committente e che recitava: HOC OPUS FIERI FECIT DAUSIDIUS DIE XII APRILIS MCCCXII.
Di questo affresco si occupò nel lontano 1947 un giovane Federico Zeri quale ispettore dell'amministrazione statale delle Antichità e Belle Arti, che si cimentò anche nell'individuazione dell'autore il quale, come lui stesso afferma su un articolo apparso diversi anni fa sulla rivista "Paragone", "... non dovette essere persona né modesta né rustica". 
Zeri avanza l'ipotesi che lo stesso autore non solo avesse la conoscenza, ma addirittura avesse partecipato all'esecuzione del ciclo del Vecchio e del Nuovo Testamento nella navata della Basilica Superiore di Assisi, per cui è possibile che questi avesse partecipato quale aiuto o assistente di uno dei pittori, ed in seguito abbia intrapreso la carriera di itinerante, la qual cosa spiegherebbe la presenza di un tale manufatto in una località isolata come Proceno.
Si potrebbe infine supporre - restando strettamente del campo delle ipotesi, anche a causa della scarsezza di testi - che la sede di questo artista sia stata Orvieto, dove esiste nella chiesa di San Giovenale, non molto distante dalla città, un affresco molto simile come tipologia e datato 1303. Quindi secondo Zeri si potrebbe trattare di un artista formatosi ad Assisi e poi stabilitosi ad Orvieto nel primi del '300.
Comunque sia, resta il fatto del grande interesse artistico che riveste questo affresco custodito in una chiesa che, se non fosse stata abbandonata a se stessa e alle mani dei vandali saccheggiatori per molti anni, probabilmente avrebbe rivestito un ruolo importante nella storia e nell'arte di questo "estremo lembo del Lazio"in cui si trova Proceno.

Gabriele Mannaioli

Articolo di Gabriele Mannaioli
da "La Loggetta" n. 48 - gen/feb 2004

 

 
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