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Tuscania
(VT)
I monaci-contadini di
San Giusto.
Il recupero dell'Abbazia.
Articolo di
Vincenzo Ceniti
da "La Loggetta" - Gennaio-Febbraio 2004
Mauro
Checcoli, campione olimpionico 1964, si guadagna un'altra medaglia d'oro
con il recupero dell'antica abbazia cistercense di San Giusto nella
valle del Marta.
Tuscania torna a stupirci.
L'ultima volta lo fece nel 1967, quando, in seguito ad uno smottamento
del terreno, emersero dal ventre di una tomba tardo etrusca, nella
necropoli dell'Olivo, una decina di sarcofagi della famiglia dei Kurunas,
magnati dell'aristocrazia agricola del posto da almeno cinque
generazioni (320-190 a.C.). Stavolta dalla terra-forziere della
cittadina viterbese spuntano ruderi, spigoli a spuntoni medievali
dell'antica abbazia cistercense di San Giusto.
Siamo nella valle del
Marta, a due passi dalla Madonna dell'Olivo, dove s'affacciano da una
parte millenarie caverne sepolcrali e dall'altra i pianori di primitivi
insediamenti. Nel mezzo si fa notare la torre mozza dell'abbazia, sotto
cui s'appostano la chiesa e gli schemi modulari del vecchio convento
leggibili quasi ovunque: chiostro, dormitorio dei coristi e dei
conversi, refettorio, latrine, magazzino, locutorium, scriptorium, sala
capitolare, armarium, sagrestia e campo cimiteriale.
Perché i cistercensi, di
solito impegnati in opere di bonifica terriera (tanto da meritarsi
l'asterisco di monaci-contadini), arrivarono intorno al 1150 in questa
valle che non era né paludosa né infida, ma piuttosto ferace e ricca
di acque provvidenziali? Probabilmente per motivi politico-religiosi,
dal momento che Tuscania (peraltro sede vescovile dal VII secolo) era
ritenuta un centro privilegiato della Chiesa e un crocevia strategico
tra l'entroterra e la Maremma.
L'abbazia, affiliata a
quella emiliana di Fontevivo di Parma e legata alla matriarca di
Clairvaux, ebbe un'intensa attività, dalla metà del XII secolo (fino a
registrare una ventina di monaci) al Quattrocento, quando prese l'avvio
un lento ed inesorabile declino. I
suoi ruderi, martoriati dall'abbandono e dal logorio del tempo, vennero
ripetutamente depredati di ogni materiale, utile ad altre costruzioni.
Negli anni cinquanta del
secolo scorso quel che era rimasto degli ambienti fu utilizzato come
rifugio agricolo e stalle per ovini e bovini. La rinascita è iniziata
nel 1996, quando l'area venne acquistata da una società guidata
dall'olimpionico Mauro Checcoli (medaglia d'oro per l'equitazione alle
Olimpiadi di Tokyo del 1964), novello mecenate di rango rinascimentale
ed apprezzato ingegnere di impianti sportivi, che ha favorito il
finanziamento di un organico e complesso lavoro di restauro, sotto lo
sguardo delle due soprintendenze operanti nel territorio.
I risultati sono già
evidenti: la chiesa ha riacquistato il primitivo assetto, gli ambienti
abbaziali sono stati sterrati e ripuliti, la torre è tornata alla sua
funzione di vedetta nella valle del Marta. Ad opere ultimate, Tuscania
disporrà di una ulteriore attrazione culturale e potrà consolidare,
così, il suo turismo che pur si affida ad un centro storico esclusivo,
stupende chiese proto-romaniche, sepolcreti di rara importanza per lo
studio della civiltà etrusca e un museo archeologico fra i più dotati
della Tuscia Viterbese.
Vincenzo
Ceniti
Articolo
di Vincenzo Ceniti
da "La Loggetta" n. 48 - gen/feb 2004
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