|
Nel Museo di Valentano
(VT) il visitatore è accolto da un filmato che illustra la ricerca
paletnologica, cioè lo studio dei popoli antichi. I reperti esposti
provengono da varie località della Tuscia; questa delimitazione ha
motivi amministrativi e non coincide con i confini territoriali delle
culture preistoriche, ma è stata considerata un limite superabile
attraverso un ampliamento dell'apparato didattico. |
|
Il recupero della Rocca
Farnese ha favorito una convergenza tra gli intenti del Comune di
Valentano, della Regione Lazio e della Soprintendenza Archeologica per
l'Etruria Meridionale. |
|
Si è venuta a creare così
la disponibilità di un contenitore adeguato alla qualità di contesti e
oggetti di particolare importanza, adatti ad illustrare al meglio il
susseguirsi delle culture preistoriche nella regione. |
|
La presenza di elementi
strutturali di valore è stata messa in evidenza, consentendo anche una
lettura storica e architettonica della Rocca. L'allestimento parte dalla
convinzione che il visitatore debba raggiungere una percezione immediata
della funzione e del significato degli oggetti attraverso la loro
visione diretta nella ricostruzione dei contesti dai quali provengono. |
|
A tale finalità rispondono
le macchine comunicative quali plastici di porzioni di territorio
e di singole emergenze, ricostruzioni a scala reale, documenti e
interattivi. Il museo, completamente privo di barriere architettoniche,
si completa con una serie di servizi tra i quali un laboratorio di
restauro, un gabinetto fotografico, un ambiente per attività
ludico-didattiche. |
|
Il percorso espositivo
inizia dal Paleolitico (200.000-8.000 anni fa) con ossa fossili di
Elephas antiquus. Meritano particolare attenzione i ciottoli incisi
provenienti dalla grotta delle Sette Cannelle, elementi artistici molto
rari |
|
Per il Neolitico
(8.000-5.500 anni fa) sono degni di nota i vasi dipinti della Grotta di
Monte Venere sul Lago di Vico. L'Età del rame (5.500-4.200 anni fa) è
trattata nel Salone Ducale per mezzo di un plastico che illustra la
necropoli della Selvicciola insieme ai corredi funerari e alla
ricostruzione di due tombe a grandezza naturale. |
|
Nel Bronzo antico e medio
(4.200-3.300 anni fa) spicca il villaggio su palificate del Lago di
Mezzano, a cui è dedicato un filmato. L'Età del bronzo tardo
(3.300-3.000 anni fa) è illustrata da oggetti di uso domestico
provenienti da abitati, di cui si propone la visita virtuale per
mezzo di un interattivo, e dalle sepolture in urne cinerarie,
ricostruite in una vetrina. |
|
L'esposizione si conclude
con una vetrina dedicata alla Prima Età del ferro (3.000-2.750 anni fa)
con cui si vuole sottolineare che la formazione della Civiltà Etrusca è
in gran parte frutto di processi di lunga durata che affondano le loro
radici nella preistoria. |
|
Al secondo piano si narra
la storia della Rocca, di Valentano e del suo territorio dal Medioevo
all'Età Moderna attraverso l'esposizione delle ricche ceramiche locali,
di pannelli e di video che raccontano la storia dell'area in epoca
longobarda e sotto il dominio dei Farnese. |
|
Il Museo è completato da
una piccola esposizione di materiali etruschi e romani, a costituire una
bretella di collegamento storico; da una collezione di materiali
etruschi, affidata al Museo del Vescovo D'Ascenzi, e dal belvedere in
cima alla torre ottagonale, con l'indicazione di tutti i siti
archeologici e naturalistici visibili da Valentano. |
|
Anna
Maria Conti |
|
Tratto da "Lazio Cultura -
Bollettino dell'Area Beni Culturali e C.R.D." - n. 0, 2001. Testo
di Anna Maria Conti. |