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Vejano
(VT)
La flora del territorio
vejanese
di Sergio Buono
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La vegetazione degli ambienti
umidi è costituita essenzialmente da specie ripariali che crescono
lungo il fiume Mignone e i suoi affluenti; Sono presenti infatti gli
elementi caratteristici dei boschi igrofili, sempre più rari, come il
pioppo nero (Populus nigra), l'ontano comune (Alnus glutinosa)
e il salice bianco (Salix alba), insieme all'acero campestre,
l'olmo comune (Ulmus minor) e l'acero americano (Acer negundo).
La componente arbustiva di
questi ambienti è rappresentata dal corniolo (Cornus mas) o crognolo
che fiorisce già in inverno, il sambuco nero, la berretta del prete (Euonymus
europaeus), il salicone (Salix caprea) e il nocciolo comune,
accompagnati dalla lisca dei prati (Scirpus sylvaticus), la
canapa d'acqua (Eupatorium cannabinum), la salcerella (Lythrum
salicaria) che fiorisce fino ad ottobre, l'ebbio, l'ortica (Urtica
dioica), l'equiseto dei campi (Equisetum arvense) dalle
benefiche proprietà medicinali, la carice pendula (Carex pendula),
il farfaro (Tussilago farfara), il farfaraccio (Petasites
hybridus), l'elleboro fetido (Helleborus foetidus) e
l'anemone giallo (Anemone ranunculoides).
In molti casi la fitta
vegetazione chiude il corso d'acqua creando i cosiddetti
"consorzi a galleria" (il Teto), e a livello arbustivo questo
legame è assicurato dalla vitalba, la dulcamara (Solanum dulcamara),
il rovo e il vilucchione (Calystegia sepium).
A. Pyramidalis
Ad est dell'abitato (il
Teto) c'è un piccolo corso d'acqua mineralizzata con emissioni di gas
sulfurei e piccoli geyser. In questa zona, su terreno molto acido,
cresce un folto canneto di canna palustre (Phragmites australis),
associato al giunco (Juncus conglomeratus) e alla tifa (Typha
latifolia), inoltre sono stati osservati la ginestra dei carbonai,
l'adenocarpo, la felce aquilina, il salicone, il pioppo nero e alcune
graminacee degli ambienti sulfurei.
Un ambiente tipico della
Maremma tosco-laziale è il prato cespugliato, che nel
terrritorio vejanese si osserva prevalentemente nelle zone ai confini
con Civitella Cesi (le Pianette, Quadrelli e la Scogliera). Qui il
terreno digrada in un'ampia vallata su terreno sedimentario
argilloso-sassoso, con buona esposizione assolata, affacciato sulla
vicina costa tirrenica.
Si tratta di un territorio
utilizzato dall'uomo per le tradizionali attività silvo-pastorali
ancora presenti. La vegetazione è costituita da sporadiche specie
arboree come il pero mandorlino (Pyrus amygdaliformis), la
roverella e il cerro, unito a livello arbustivo da specie sclerofille,
dotate di foglie persistenti e coriacee, tipiche della "macchia
mediterranea" come ad esempio il lentisco (Pistacia lentiscus)
dalle bacche rosse, la fillirea comune (Phyllyrea latifolia) e
l'aromatico mirto (Myrtus communis).
Non mancano poi gli
asfodeli (Asphodelus microcarpus) con i fiori raccolti in una
spiga e le straordinarie fioriture della ginestra comune (Spartium
junceum), insieme a specie di origine balcanico-orientali come lo
stracciabrache, la spinosa marruca (Paliurus spina-christi) e
l'albero di Giuda (Cercis siliquastrum) con i fiori lillà e le
foglie arrotondate.
Sempre in questi luoghi si
osservano spesso le siepi costituite dal rovo, la vitalba, la
sanguinella (Cornus sanguinea) ben riconoscibile in autunno per
il colore rosso delle foglie e dei giovani rametti, il prugnolo (Prunus
spinosa), il nespolo (Mespilus germanica), il melo selvatico
(Malus sylvestris) e qualche esemplare di olivastro (Olea
europaea).
Nello strato erbaceo
crescono una gran varietà di coloratissimi fiori come la romulea (Romulea
bulbocodium), la bella perlina minore (Bellardia trixago), il
gladiolo dei campi (Gladiolus italicus), la profumata achillea (Achillea
ageratum), l'anemone fior-stella (Anemone hortensis), i fiori
azzurrini della cicoria (Cichorium intybus), il muscaride (Muscari
atlanticum) e gli straordinari narcisi (Narcissus tazetta),
infine questi ambienti sono il regno di alcume orchidee spontanee dei
generi Ophrys, Orchis e Anacamptis.
Le orchidee
Ritenute da sempre come
simbolo di raffinata bellezza, le orchidee suscitano interesse anche per
la particolare biologia. Ma la parola orchidea ci da un senso di
esotico; ci ricorda quei grandi fiori appariscenti, profumati e dalle
strane forme che vivono nelle zone tropicali.
Tuttavia, nei boschi e nei
prati di casa nostra crescono orchidee che, anche se meno appariscenti,
conservano un fascino immutato. A Vejano vivono alcune orchidee
spontanee, tra cui specie molto diffuse ed altre più rare.
Orchis provincialis
Orchis holoserica
Il genere Orchis è
rappresentato da Orchis purpurea, un'orchidea robusta
dall'inconfondibile infiorescenza a spiga molto fitta ed allungata, che
vive nelle boscaglie e nelle radure cespugliate. Lo stesso habitat è
condiviso da Orchis provincialis, specie molto diffusa dai fiori
gialli, il labello punteggiato di rosso e le foglie con macchie scure. Orchis
laxiflora cresce nelle zone più umide ma anche tra i cespugli.
Molto diffusa è anche Anacamptis pyramidalis, così chiamata per
la forma piramidale dell'infiorescenza
Nei boschi si sviluppano Cephalanthera
longifolia e la particolare Epipactis helleborine. Ricordiamo
anche Serapis vomeracea dal bel colore vinaccia ed il labello a
forma di vomere. Tra le Ophrys troviamo Ophrys holoserica e
Ophrys apifera che vivono nelle zone con cespugli e più
raramente nei boschi più luminosi, mentre invece Ophrys fusca
predilige le radure. Per concludere, tra settembre ed ottobre s'incontra
Spiranthes spiralis ultima specie a fiorire.
Sergio
Buono
Tratto
dal volume
"Vejano, tra storia e natura"
di
Pietrini Franco e Buono Sergio
2003
Comune di Vejano (VT)
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